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TIMO COMUNE

 
Thymus vulgaris L.
Fam. Labiatae

Portamento: pianta perenne suffrutticosa alta da 20 a 60 cm, con fusti eretti, ramificati e biancastri che tendono a lignificare dopo 4-5 anni di vita.
Foglie: di piccole dimensioni (5-8 mm x 2-4 mm), opposte, lanceolate e brevemente picciolate. Il lembo fogliare, di color grigio-verde, è punteggiato di ghiandole e presenta margine revoluto. La pagina inferiore è leggermente tomentosa.
Fiori: piccoli, tubolari di color rosso-violetto, più raramente bianchi. Sono riuniti in spicastri (4-5 cm) e portati all'ascella delle foglie. Il calice è vellutato e presenta due labbri cigliati: quello superiore è trifido, l'inferiore bifido. La corolla, appena più lunga del calice, è bilabiata con labbro superiore diritto e smarginato, mentre quello inferiore è trilobato. Fiorisce da giugno a settembre.
Frutto: tetrachenio costituito da cocchi ovoidali lisci.
Semi: il "peso di 1000 semi" è 0,25-0,30 g.
Apparato radicale: fascicolato e di consistenza legnosa.
Areale e diffusione: spontaneo nei paesi del bacino del Mediterraneo; viene raccolto e coltivato in Francia, Spagna, Portogallo, Grecia e Stati Uniti (California).
Esigenze ecologiche: cresce bene dalle zone litoranee a quelle montane fino a 1500 m s.l.m. Preferisce climi temperati e non tollera i freddi prolungati e gli inverni umidi. Si trova prevalentemente su substrati aridi, pietrosi e soleggiati. In queste condizioni si ottiene un olio essenziale più aromatico.
Parti usate: sommità fiorite.
Proprietà: profumanti, aromatizzanti, digestive, carminative, diuretiche, balsamiche, stimolanti ed antisettiche. E' anche un vermifugo ed antifungino: viene adoperato contro alcuni nematodi parassiti quali il tricocefalo e l'anchilostoma duodenale.
Forme d'uso: olio essenziale, tintura, estratto e droga fresca nell'uso culinario immediato.
Impieghi: profumeria (in acque di colonia composizioni a nota erbacea); aromatizzazione: condimenti, salse, liquori e amari; fitoterapia.
Sostanze contenute: l'olio essenziale, che comprende principalmente timolo e carvacrolo (fenoli), è presente nella pianta fin dai primi stadi del ciclo vegetativo e aumenta fino all'epoca della fioritura. La massima attività sintetizzatrice e di accumulo dell'essenza si ha nel periodo immediatamente precedente la fioritura. Le foglie basali sono più ricche di olio essenziale rispetto a quelle apicali. La quantità di olio presente aumenta con l'altitudine, ma quando questa supera i 1200 m s.l.m. il contenuto di essenza diminuisce.
Coltivazione
Durata: da 2-3 anni fino a 5-6, poi la pianta tende a lignificare troppo. Nei climi freddi la coltura invece diviene annuale perché la pianta non tollera i rigori invernali. E' preferibile allevarlo su suoli in precedenza coltivati con piante da tubero concimate con stallatico e con poche infestanti.
Preparazione del terreno: è sufficiente un'erpicatura.
Propagazione: gamica e agamica.
Gamica
· Semina: viene in genere sconsigliata per la disformità genetica e la piccola dimensione del materiale che rende impossibile una uniforme densità di coltura. Se, al contrario, si dispone di semi geneticamente uniformi, si allestisce un semenzaio a marzo, interrandoli solo pochi millimetri (1 g/mq).
· Trapianto: viene in seguito effettuato a giugno. Quindi, una superficie di 50-60 mq è sufficiente per produrre le piantine necessarie ad un ettaro di coltura.
Agamica
· Moltiplicazione vegetativa: si utilizzano talee o piantine ottenute dalla divisione dei cespi. È sufficiente operare una rincalzatura delle piante madri per ottenere del materiale già provvisto di radici.
· Trapianto: si esegue in primavera.
Sesti d'impianto: file distanti 50-60 cm e interfila di 25-30 cm. La densità ottimale della coltura si aggira sulle 10 unità per mq. Se però, la finalità dell'impianto è la produzione di semente, l'investimento deve essere ridotto per aumentare la quantità dei fiori che risulta inversamente correlata alla densità delle piante.
Concimazione: letamazioni non necessarie, ma ritenute comunque utili per lo svernamento delle piantine. La coltura necessita al momento dell'impianto, di circa 0,4-0,5 q/ha di azoto, fosforo e potassio, seguiti in primavera da altrettanti quintali di azoto (per ettaro).
Lotta alle infestanti: sarchiature all'inizio del ciclo colturale procedendo in seguito con numerose zappettature.
Interventi agronomici secondari: con inverni particolarmente rigidi è opportuno eseguire una pacciamatura anche per difendere la coltura dalle malerbe.
Irrigazione: non sono richiesti particolari interventi, si tratta infatti di una specie poco esigente e caratterizzata da uno sviluppo limitato.
Raccolta e resa
Raccolta: si esegue a partire dal secondo anno. Di norma si effettua un solo raccolto annuo, ma in climi miti e con una sufficiente piovosità estiva, l'impianto può essere interessato anche da un secondo taglio. Per la produzione di olio essenziale, si interviene nel periodo della piena fioritura (giugno-luglio). Il taglio deve essere fatto nelle prime ore del pomeriggio, recidendo i rametti a circa 5 cm dal suolo senza intaccare le parti legnose; in questo modo si asportano anche le foglie basali che sono più ricche di essenza ed al tempo stesso non si danneggiano gli organi dai quali prenderanno luogo i ricacci erbacei. Quando il tipo di prodotto è rivolto alla produzione erboristica, la raccolta viene fatta all'inizio della fioritura.
Resa: al terzo anno la coltura raggiunge il massimo della produzione. Un buon impianto può fornire 50-60 q/anno/ha di peso fresco, mentre la resa in sostanza secca è del 35%; la percentuale di essenza nella pianta fresca intera è circa lo 0,5-0,8%.
Essiccazione e conservazione
Essiccazione: artificiale con temperatura massima 35 °C; quella naturale si effettua in luogo areato e all'ombra. Il materiale viene disposto su fogli di carta per evitare di perdere le foglioline che si staccano durante il processo di essiccazione.
Conservazione: per piccole quantità, in vasi di vetro o ceramica; diversamente in contenitori di PVC.
Avversità
Funghi: i frutti sono attaccati da Alternaria oleracea Milb.; le foglie sono danneggiate dalla ruggine (Puccinia menthae Pers.) e da Aecidium thymi Fuck. e Thielavia microspora Apinis.
Artropodi: le larve del lepidottero Tortrix pronubana Hb. minano le foglie.
Nematodi: le radici vengono danneggiate da Meloidogyne hapla Chitwood.
Tecniche di estrazione
Distillazione in corrente di vapore per ottenere l'olio essenziale; la tintura madre per macerazione (o percolazione).
Storia e tradizioni
Alimentava in Grecia la fiamma dei sacrifici più antichi, i nephalia.
Nel Medioevo si favoleggiava che fosse amato dalle fate, così chi voleva incontrarle doveva preparare un infuso delle sue infiorescenze, stando però molto attento a non portarne i fiori in casa perchè sarebbe stato pericoloso.
Usi
Le foglie, fresche ed essiccate, vengono usate in cucina per aromatizzare arrosti, stufati, umidi, salmì e salse; quelle fresche vengono messe nelle insalate, nelle marmellate, nelle macedonie di frutta e nelle gelatine.

  • Infuso digestivo ed antifermentativo intestinale e dello stomaco: un cucchiaio di sommità fiorite e sminuzzate in infusione per 20 minuti in un litro d'acqua. Si prende in piccole tazze più volte al giorno.
  • Decotto contro le emorragie nasali: versare in un litro d'acqua una manciata di fiori essiccati, bollire per 20 minuti ed aspirare. Se aspirato in suffumigi, libera dal catarro e cura le bronchiti.
  • Con le foglie essiccate si può ottenere una polvere che unita all'argilla è un ottimo dentifricio con proprietà antisettiche, tonificante per le gengive ed inoffensivo per lo smalto.
  • Vino come digestivo: macerare 25 g di sommità fiorite essiccate in un litro di vino bianco secco per 15 giorni. Filtrare e berne un bicchiere, lontano dai pasti per altre prescrizioni.

Usi secondari: pianta mellifera ricercata.