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SALVIA OFFICINALE

 
Salvia officinalis L.
Fam. Labiatae

Portamento: pianta suffrutice alta 50-60 cm, con fusto quadrangolare, eretto, ramificato ed interamente pubescente.
Foglie: opposte, lunghe e lanceolate (7-8 cm). Il lembo fogliare è rugoso, pubescente e presenta margine crenato. Le foglie inferiori sono lungamente picciolate, mentre le superiori sono piccole, bratteiformi e caduche.
Fiori: tubulari, di colore bianco-violaceo, talvolta rosei, raggruppati in verticilli in numero da cinque a dieci. I fiori sono spesso androsterili. Il calice è campanulato, bilobato, tormentoso e provvisto di numerose ghiandole oleifere; la corolla, più lunga di questo, da 3 a 5 volte (2-4 cm), ha il labbro inferiore pressoché diritto e quello superiore composto da 3 lobi, di cui il mediano più sviluppato. Fiorisce in maggio-giugno
Frutto: tetrachenio.
Semi: il "peso di 1000 semi" è 6-8 g.
Apparato radicale: fascicolato.
Areale e diffusione: è originaria del Mediterraneo orientale. Si può trovare spontanea nell'Italia centro meridionale. Specie piuttosto comune, viene coltivata negli orti e nei giardini di tutta la penisola.
Esigenze ecologiche: vegeta normalmente fino a 700 m s.l.m.; necessita di terreni asciutti, calcarei, leggeri, in pieno sole e riparati dal vento. Si può adattare anche ad altri suoli purchè siano ben drenati e con pH mai inferiore a 6. E' specie sensibile al freddo (T<-10 °C) e tollera poco i periodi di siccità prolungata associata ad alte temperature. Non sopporta i ristagni idrici.
Parti usate: foglie e talvolta le parti erbacee.
Proprietà: profumanti, aromatizzanti, eupeptiche, colagoghe, antisettiche, diuretiche, cicatrizzanti.
Forme d'uso: olio essenziale, tintura, estratto, infuso, droga tal quale nell'uso culinario estemporaneo.
Impieghi: profumeria (composizioni a nota erbacea); cosmesi: preparati igienici e di trattamento; fitoterapia: dispepsie e atonie gastrointestinali; aromatizzazione di condimenti e similari.
Sostanze contenute: i principi attivi sono rappresentati soprattutto dal tujone che costituisce il 50% dell'intera essenza e che, essendo tossico, spesso limita l'utilizzo dell'olio. Oltre a questo si possono anche citare la canfora, il cineolo, il borneolo, la colina, l'asparagina e il cariofillene.
Coltivazione
Durata: 4-5 anni. In realtà uno stesso impianto può sopravvivere anche per 15 anni, ma in questo caso, le piante presentano una notevole lignificazione, a scapito delle porzioni erbacee.
Poiché si avvantaggia delle concimazioni residue, è bene far seguire questo tipo di impianto a coltivazioni di leguminose o comunque di piante che richiedono una buona concimazione. E' sconsigliato reimpiantare un salvieto sullo stesso terreno.
Preparazione del terreno: aratura profonda (anche 50 cm), soprattutto per i terreni molto compatti, in modo tale da favorire un buon drenaggio. In primavera si interviene con sarchiature per liberare l'appezzamento dalle infestanti.
Propagazione: gamica e agamica.
Gamica
· Semina: può essere eseguita direttamente in campo in aprile, (occorrono 10-15 kg di "semi" per ettaro), oppure in semenzai preparati a fine inverno (6-7 g/mq).
· Trapianto: da eseguire dopo 8-10 settimane (maggio-giugno).
Agamica
· Moltiplicazione vegetativa: effettuata utilizzando piantine derivate dalla divisione del cespo o talee radicate. E' da preferirsi alla semina perché il materiale utilizzato è più omogeneo. La preparazione delle talee va eseguita in aprile-maggio recidendole a 10-15 cm e mettendole successivamente a radicare in substrato sabbioso, umido e ricco di sostanza organica;
· Trapianto: si esegue in settembre. Se si desidera anticipare il trapianto (maggio-giugno) è possibile utilizzare talee prelevate in marzo e fatte radicare in serre o tunnel.
Sesti d'impianto: varia in relazione alla tipologia di prodotto desiderata. Per produrre sommità fiorite, foglie e semi conviene mettere a dimora piante a densità ridotte. In genere la distanza tra le file, in campo, è di 50-60 cm (con densità di circa 8 piante per mq); qualora interessi un prodotto da destinare alla distillazione, le distanze possono arrivare a 1 m tra le file e 30 cm sulla fila o anche densità minori. In tal modo si facilita lo sviluppo vegetativo e quindi un maggiore contenuto in essenza.
Concimazione: necessaria quella di fondo con letame e liquame, specie nei terreni poveri di potassio. Se si nota una certa difficoltà di ripresa in seguito al primo taglio, conviene distribuire del liquame. Intervenire in primavera ed in autunno con nuove concimazioni. La coltivazione per la produzione di biomassa abbisogna in particolare di azoto (0,7-0,8 q/ha) da somministrare in modo frazionato all'impianto e nelle primavere successive. Fosforo e potassio devono essere distribuiti al momento dell'impianto con quantità che si aggirino sui 0,5-0,8 q/ha; quantità eccessive sembrano compromettere la produzione di olio essenziale.
Lotta alle infestanti: due o tre sarchiature l'anno per eliminare le malerbe.
Interventi agronomici secondari: con inverni piuttosto rigidi bisogna rincalzare le piante per proteggerle dal gelo, per favorire lo sviluppo delle radice e per velocizzarne il consolidamento al terreno. Inoltre, il primo anno è necessario eseguire una cimatura per stimolare l'emissione di nuovi germogli laterali. Per il rinnovamento la pianta deve essere potata, dopo la fioritura, facendo attenzione che rimanga una parte verde del ramo per i successivi ricacci.
Irrigazione: irrigare solamente quando la stagione è particolarmente asciutta in quanto l'apporto di acqua compromette la qualità dell'essenza, per cui è da sconsigliare, eccezione fatta per quei casi in cui si desidera favorire l'attecchimento delle piantine subito dopo l'impianto.
Raccolta e resa
Raccolta: viene eseguita, a partire dal secondo anno, in pre-fioritura (da aprile a luglio) con una falciatrice a 10-15 cm dal suolo per favorire il ricaccio delle porzioni semi-legnose. Si entra in campo nelle ore calde della giornata quando la qualità dell'essenza è migliore. Il prodotto deve essere lavorato il prima possibile perché perde rapidamente le sue proprietà aromatiche. Un salvieto può essere sottoposto a due-tre tagli all'anno a seconda dell'andamento stagionale.
Resa: La produzione maggiore si ha col primo sfalcio (generalmente a giugno), 100-120 q/ha di biomassa. Il secondo taglio (settembre) è dell'ordine di 80-90 q/ha. La produttività in termini di sostanza secca è del 25%; quella delle sole foglie essiccate si aggira sul 60%. La resa in olio essenziale è dello 0,2-0,3% sul peso fresco e dell'1,2-2,5% nelle foglie essiccate. Il contenuto di olio nei semi è del 30%. Possono essere prodotti annualmente dai 7 ai 10 q di seme per ettaro.
Essiccazione e conservazione
Essiccazione: avviene in locali areati o con essiccatoi a corrente d'aria calda in cui la temperatura comunque non può superare i 50 °C. Prima della distillazione il prodotto viene pre-appassito.
Conservazione: per piccole quantità, in vasi di vetro o ceramica; diversamente in contenitori di PVC.
Avversità
Funghi: le foglie sono danneggiate da Puccinia salviae Ung. e Oidium erysiphoides Fr.; le radici sono attaccate da Thielaviopsis basicola (Berk. et Br.) Ferr.
Artropodi: le foglie e i giovani steli vengono attaccati dai coleotteri Psylliodes attenuata Koch. e Arima marginata F.; le larve del lepidottero Arctia caja L. e dei ditteri Phytomyza atricornis Meig. e Phytomyza platensis Br si nutrono dell'apparato fogliare. Infine gli emitteri Ceroplastes sinensis Del Guercio e Lepyronia coleopterata Silv. vivono a spese degli apici vegetativi. La pianta è anche soggetta all'attacco di alcuni afidi che trasmettono il virus responsabile del mosaico dell'erba medica.
Tecniche di estrazione
Distillazione in corrente di vapore per ottenere l'olio essenziale; macerazione in alcol per la tintura.


Storia e tradizioni
Appartiene alle "piante protettrici" e la leggenda cristiana ne ha consacrato la fama come panacea, tant'è vero che un tempo in campagna si credeva che la vita e la salute del padrone di casa o della moglie o dell'ultimo nato dipendessero da questa pianta come spiega il proverbio "Quando mor la salvia che xe in orto, more el paròn de casa o l'è za morto".
Secondo la tradizione rurale più consolidata va sottoposta a "brusca" esattamente il 19 marzo, giorno di S. Giuseppe.
La pianta fu usata anche a scopo divinatorio; serviva per liberarsi dagli incubi notturni: bastava porre qualche foglia sotto una candela accesa che ardesse nel buio della stanza per veder apparire mostri e figure spaventose che intrecciavano un'orrenda danza. Era il momento di pronunciare uno scongiuro, da ripetere fino a quando le visioni non fossero cessate, che dice: "O salvia salutare/ o salvia amica mia/ queste visioni amare/ da me portale via". Solo allo scomparire delle visioni si bruciavano le foglie.
Considerata un talismano vegetale serviva per far diminuire la febbre, per cui bisognava collocare nella stanza del malato una scatoletta quadrata di legno inodore, contenente polvere di foglie pestate in un mortaio di marmo bianco.
Frizionando poche foglie fresche sui denti si rimuove la placca, si imbianchisce lo smalto e si rafforzano le gengive agendo anche favorevolmente contro la carie.
Un ingegnoso segreto dei vecchi contadini la fa valido antidoto contro l'ebbrezza da vino.
Usi

  • Tintura vinosa per agevolare la digestione: 4 g di foglie di salvia in 100 ml di vino bianco. Lasciare macerare per 5 giorni e berne un bicchierino al giorno.
  • Infuso per frenare la montata lattea, nelle piaghe ed ulcere varicose: versare due manciate di foglie sminuzzate in un litro di acqua bollente e coprire. Dopo 10 minuti colare il tutto. Berne due tazzine alla distanza di 2 ore; 3-4 tazzine nell'arco dell'intera giornata. Se presa una tazzina dopo ciascun pasto, si risolvono i problemi di diarree, rettite e enterocolite.
  • Infuso per infiammazioni del cavo orale, gengive sanguinanti e angine fare gli sciacqui: 50 g di foglie in un litro di acqua. Fare gargarismie sciacqui.
  • Infuso per regolarizzare le mestruazioni: mettere 8 g di foglie in mezzo litro di acqua bollente; lasciare riposare per 10 minuti. Berne 2 tazze al giorno la settimana precedente l'arrivo del ciclo.
  • Fumare foglie secche di salvia aiuta ad attutire gli accessi asmatici.

Controindicazioni: da evitare nei soggetti nervosi e in donne che allattano. L'olio è tossico per il sistema nervoso e può causare crisi epilettiche. La tisana non deve essere assunta in dosi elevate per lunghi periodi.