 | Mentha x piperita L. Fam. Labiatae | Portamento: pianta erbacea perenne, alta generalmente 40-50 cm, con fusti quadrangolari, eretti e ramificati. Foglie: opposte, brevemente picciolate, lanceolate con margine irregolarmente seghettato (2-4 cm x 3-9 cm). Il lembo fogliare, glabro e di color verde, presenta nella pagina inferiore un leggero tomento e piccole ghiandole. Fiori: piccoli (3-4 mm) di color roseo-violaceo, talvolta bianchi, riuniti in spicastri terminali. Hanno calice persistente, cilindrico e campanulato composto da cinque denti pubescenti. La corolla ha quattro lobi simili ed è più lunga del calice. I fiori sono quasi sempre sterili. L'antesi avviene da giugno ad ottobre. Frutto: tetrachenio costituito da cocchi ovoidali lisci. Semi: il "peso di 1000 semi" è 0,05-0,06 g. Apparato radicale: rizoma stolonifero, fibroso e ramificato. Areale e diffusione: si ritiene sia una specie originaria dell'Europa. Viene coltivata in Ungheria, Francia, Egitto, Russia, Marocco e zone dell'ex-Jugoslavia. E' poco frequente in Italia come pianta spontanea, mentre talvolta si trova come specie inselvatichita. Esigenze ecologiche: cresce in pianura, ma anche in collina fino a 700-900 m s.l.m.; preferisce substrati permeabili, leggeri, freschi, ricchi di sostanza organica e sub-acidi mentre, al contrario, rifugge da quelli argillosi, freddi e umidi poiché rendono la pianta più suscettibile a malattie fungine come ruggini e marciumi radicali. Si può coltivare sui terreni di medio impasto, ma è necessario concimare abbondantemente ed irrigare nella stagione calda; predilige primavere fresche ed umide ed estati calde ma non siccitose. Parti usate: foglie e sommità fiorite. Proprietà: profumanti, aromatizzanti, digestive, coleteriche, carminative, antispasmodiche, colagoghe, balsamiche, diuretiche, rinfrescanti, antisettiche. Forme d'uso: olio essenziale, infuso, droga fresca utilizzata al momento. Impieghi: aromatizzante nei dentifrici e prodotti analoghi, raramente come profumante. Altrimenti impiegata nell'aromatizzazione di liquori, bevande, dolciumi, pastigliacci, tabacchi e nella medicina popolare. Sostanze contenute: l'olio essenziale è composto principalmente da: mentolo, mentone, mento-furano, cineolo, limonene, pinene e mentil acetato. Qualità del prodotto: un olio essenziale di buona qualità dovrebbe avere un alto contenuto di mentolo e basso contenuto di mento-furano. La concentrazione di mentone è alta nelle prime fasi del ciclo vegetativo e decresce in modo inversamente proporzionale all'aumentare del mentolo. Le piante raccolte a fine estate, inoltre, contengono in genere più essenza rispetto a quelle raccolte in luglio (52% contro 46%). L'accumulo di olio è influenzato positivamente da temperature superiori ai 20 °C ed è invece danneggiato da quelle inferiori. Per fornire buone produzioni di essenza è importante anche la lunghezza del giorno che deve essere di almeno 12-14 ore di luce. Inoltre è stato dimostrato che colture dense favoriscono un più rapido accumulo di essenza che si dimostra più ricca di mentolo e di mentilacetato e più povera di mentone. Coltivazione Durata: poliennale, ma si preferisce coltivarla come annuale o biennale in quanto le piante tendono progressivamente a produrre numerosi stoloni a scapito della massa epigea, rendendo difficile il controllo delle infestanti mediante sarchiature. Preparazione del terreno: aratura non troppo profonda (30-35 cm) nella stagione autunnale con interramento di abbondante letame. Seguono, in primavera, lavori complementari (erpicatura, fresatura) per consentire una buona sofficità e nettezza dalle infestanti. Propagazione: agamica. · Moltiplicazione vegetativa: si utilizzano stoloni o piantine da ricaccio. Nel primo caso si prelevano, a fine estate, stoloni radicati e dotati di gemme (lunghi 15 cm) da un menteto in rifacimento, scegliendo le piante madri più vigorose. Il materiale così ottenuto può essere conservato in contenitori al fresco. Se si impiegano piantine da ricaccio, l'impianto viene generalmente effettuato su terreni piuttosto freschi, utilizzando gemme stolonifere prelevate in autunno da un menteto. L'espianto va eseguito manualmente, utilizzando vanghe e badili e recidendo le radici profonde. · Trapianto: gli stoloni, possibilmente inumiditi, vengono messi a dimora con macchina trapiantatrice assolcatrice in solchi profondi 10-15 cm. Le piantine, invece, vengono messe a dimora con trapiantatrice-agevolatrice in primavera (tra marzo ed aprile) nelle zone più fresche, od in autunno se il clima è piuttosto mite. Per favorire la radicazione dei germogli, prima del trapianto, è opportuno coprire il materiale con del terricciato. Allo scopo di assicurarsi una continuità di produzione, occorre ogni anno provvedere al reimpianto di una parte del menteto. Sesti d'impianto: il trapianto degli stoloni si esegue su file distanti 35-45 cm e 20 cm nell'interfila, a gruppi di 2-3, poi vengono interrati e rullati. Le piantine da ricaccio vengono poste in file distanti 30-45 cm e di 10-15 cm nell'interfila. Superando tale spaziatura si ottiene una eccessiva ramificazione della pianta che comporta una riduzione della produzione di essenza. La densità è di circa 20-30 piante/mq. Concimazione: effettuare una concimazione di fondo in autunno (1,5-2 q/ha di azoto e potassio; 1-1,2 q/ha di fosforo) ed una blanda in primavera perchè è piuttosto esigente. E' stato osservato che l'azoto incrementa il contenuto di mentolo e mentone nell'essenza. Lotta alle infestanti: non devono essere destinati a questo tipo di coltura i terreni particolarmente infestati da specie avventizie. Inoltre si devono praticare delle frequenti sarchiature meccaniche nell'interfila, a partire dai primi 20 giorni dopo il trapianto, fino a quando è possibile entrare in campo. Questo tipo di intervento mantiene anche la coltura su file, rendendo accessibile il campo alle macchine. Interventi agronomici secondari: pacciamatura per proteggere gli stoloni nelle zone fredde. Irrigazione: irrigare dopo la prima raccolta, per facilitare la ripresa vegetativa della coltura e ottenere un secondo taglio negli ambienti con estate poco piovosa. Raccolta e resa Raccolta: normalmente si effettuano due raccolti di biomassa fresca l'anno. Qualora si voglia produrre foglie, la raccolta va eseguita prima della fioritura, entrando in campo in tarda mattinata e sfalciando a rasoterra. Se l'impianto viene fatto per divisione dei cespi in autunno, il primo raccolto può essere effettuato già dalla primavera inoltrata fino a luglio, mentre il secondo da agosto fino a settembre. Per un prodotto di buona qualità, le foglie devono essere intere e quindi separate manualmente dai fusti, operazione che richiede un notevole dispendio di manodopera. La droga viene essiccata in forni termoventilati a bassa temperatura per non allontanare i composti volatili. In generale il prodotto del primo raccolto è destinato alla distillazione perché più ricco di olio mentre il secondo all'erboristeria. Se si intende produrre olio essenziale è più indicato procedere con lo sfalcio in piena fioritura, cioè nella seconda metà di agosto, utilizzando una falciacaricatrice semovente o, nelle zone in pendio, una falciatrice con lama oscillante per poi intervenire con un ranghinatore. Resa: una buona coltura può produrre, con i due raccolti, circa 250-300 q/ha di prodotto fresco all'anno, la cui resa in secco è del 25%. Il contenuto in olio essenziale della menta appena falciata oscilla intorno allo 0,3%-1,5%. Nelle sole foglie il contenuto di essenza può arrivare fino all'1%. Essiccazione e conservazione Essiccazione: per la pianta intera viene fatta a mazzi o in essiccatoi ventilati. Le foglie e le sommità fiorite vengono disposte all'ombra su dei graticci in locali areati. Il prodotto appena essiccato deve subire un processo di parziale reidratazione per non frantumarsi: la droga polverizzata perde in poco tempo il 30-40% dell'olio essenziale. Con l'essiccazione artificiale la temperatura deve sempre essere inferiore ai 30 °C. La qualità dell'essenza peggiora notevolmente se il materiale viene conservato per più di un anno. Stagionatura: si prolunga per 30 giorni, durante i quali il prodotto viene mantenuto al riparo da luce e da calore per evitare perdite di olio per evaporazione. Conservazione: per piccole quantità, in vasi di vetro o ceramica; diversamente in contenitori di PVC. Avversità Funghi: la presenza di microclimi umidi favorisce gli attacchi della ruggine della menta (Puccinia menthae Pers.) che si manifesta con macchioline gialle-arancio sulle foglie che compaiono di solito avviene in luglio-agosto. Alte temperature e siccità prolungate favoriscono la presenza di Verticillum sp. che agisce sui vasi conduttori e può rimanere vitale per anni nei residui vegetali morti. Erysiphe cichoracearum DC. e Ramularia menthicola Sacc. attaccano le foglie; Rhizoctonia solani Kühn. e Macrophomina phaseoli Ashby. causano marciumi radicali. Artropodi: la porzione epigea viene attaccata dalle larve dei lepidotteri Syngamia abruptalis Wlk. e Cacoecia epicyrta Meyr.; alcuni coleotteri come Cassida viridis L. e Chrysomela menthastri Suffr. si nutrono delle foglie; tra gli omotteri Ovatus crataegorius Walker e Myzus persicae Sulz. attaccano il fogliame giovane e gli apici vegetativi, trasmettendo alcune virosi (es. mosaico dell'erba medica); Philaenus spumarius (L.) Stäl. ("sputacchina") danneggia i germogli. Nematodi: Pratylenchoides laticauda Braun et Loof. causa delle necrosi diffuse; Meloidogyne hapla Chitwood provoca galle e compromette lo sviluppo delle piantine; Longidorus sp., è vettore di un virus che causa un ridotto sviluppo vegetativo; mentre specie del genere Xiphinema si possono trovare nel terreno tutto l'anno provocando, nell'apparato epigeo, lesioni, arresto dello sviluppo ed elevata proliferazione radicale. Tecniche di estrazione Distillazione in corrente di vapore per ottenere l'olio essenziale. Storia e tradizione Sui monti Lessini persistono ancora alcuni rimedi inusitati dal rituale magico e molte erbe conservano ancora nei nomi dialettali curiosi richiami esoterici. Caso evidente è quello della menta piperita conosciuta fra il popolo come "erba diaolona". Si annovera fra le "piante protettrici". Veniva usata dai nostri vecchi per profumare il tabacco da fiuto, mettendo qualche fogliolina fresca all'interno della tabacchiera. Usi - Infuso aperitivo contro i bruciori di stomaco e le palpitazioni e, se preso dopo i pasti, contro i dolori di stomaco, le diarree croniche, l'insonnia, la debolezza e i dolori mestruali: un pizzico di foglie nell'acqua bollente di una tazzina, lasciare a riposo per 15 minuti e poi bere;
- Sciroppo contro i disturbi nervosi, le coliche, i vomiti e le nausee: lasciare macerare in un litro d'acqua una manciata di foglie fresche in alcol per 8-10 giorni; unire 500 g di sciroppo semplice. Utilizzare dai 20 ai 50 g nelle 24 ore.
- Liquore contro le palpitazioni e le indigestioni: mettere a macerare 30 g di foglie fresche per una settimana in alcole (650 g) a 70°; si filtra e si aggiunge 350 g di sciroppo semplice. Prendere a cucchiai.
- Foglie fresche (o secche) da masticare in caso di infiammazioni del cavo orale o per problemi di alito pesante.
Controindicazioni: l'essenza è controindicata in caso di occlusione delle vie biliari, colecisti e gravi epatopatie. Non possono essere somministrati preparati a base di menta a bambini con età inferiore ai tre anni perché possono inibire la respirazione. In persone sensibili può causare disturbi gastrici. Non si deve assumere in caso di allattamento poiché potrebbe far cessare la lattazione. Non si devono superare mai le dosi consigliate perché il mentolo può essere letale a dosi elevate. Non va usata in associazione a cure omeopatiche. |