 | Punica granatum L. Fam. Punicaceae | Portamento: albero alto da 0,5 a 5 m, spesso presente, allo stato spontaneo, in forme arbustive o cespugliose. Il tronco è molto ramificato e caratterizzato, a livello basale, da un numero notevole di polloni. I rami più giovani sono spinosi. Foglie: decidue, brevemente picciolate, semplici, ovali-lanceolate (5 cm x 2 cm). Hanno margine liscio con apice acuto od ottuso. L'inserzione è opposta o verticillata sul rametto ed alterna sui rami principali. Fiori: sessili, terminali, isolati o in gruppi di 3-4, di grandi dimensioni (3-4 cm), con corolla composta da 5-8 petali color arancione-rosso brillante (molto raramente bianchi). Hanno forma ad imbuto, con calice persistente. Fiorisce in giugno. Frutto: balausta carnosa con epicarpo e mesocarpo fusi assieme. L'endocarpo è molto sottile e avvolge i numerosi semi. Semi: hanno rivestimento carnoso, succoso e rosso a maturazione (grani). Apparato radicale: fittonante. Parti usate: frutti. Areale e diffusione: è originario del Medio Oriente, ora coltivato in America latina, in India, Tunisia, in Marocco, in alcune regioni dell'Asia centrale e in Spagna. E' presente allo stato spontaneo in tutta la nostra penisola specie nelle zone meridionali ed insulari. Esigenze ecologiche: vegeta bene su terreni freschi e profondi pur adattandosi anche a suoli poveri, alcalini. Al contrario, rifugge dai suoli pesanti e da quelli soggetti a frequenti ristagni idrici. E' una specie termofila e predilige inverni miti (mai temperature inferiori a 0° C) ed estati calde ed asciutte fino alla stagione autunnale. Proprietà: scorza e buccia del frutto: astringenti e tenifughe attive (anche se alcune volte intollerate); frutti: dissetanti e diuretici. Impieghi: i frutti vengono consumati soprattutto allo stato fresco; i grani vengono utilizzati per la preparazione di succhi rinfrescanti, sciroppi, vini, aceti e marmellate. I semi essiccati sono invece impiegati per la produzione di farine alimentari ed oli vegetali. Sostanze contenute: zuccheri monosaccaridi, grassi e vitamina C. Coltivazione Preparazione del terreno: aratura mediamente profonda seguita da fresatura o erpicatura. Propagazione: agamica. · Talee: il materiale, lungo 30 cm, deve essere prelevato in autunno (dopo la caduta delle foglie) dai rami di 1-2 anni di età e posto a radicare in substrati freschi e soffici. Nella successiva primavera, prima di essere trapiantate, vengono spuntate a 65-70 cm di altezza. · Polloni: metodo di propagazione molto diffuso ed efficace per la spiccata capacità pollonifera della specie. Vengono messi a dimora subito o in primavera. Forme di allevamento: a cespuglio (naturale) o ad alberello, la cui struttura di base viene predisposta nei primi due anni di impianto conservando 4-5 branche principali e 2-3 secondarie. Sesti d'impianto: distanze di 6 x 6 m se l'impianto si trova su suoli fertili, in terreni poveri è meglio diminuirle fino ad arrivare, nel caso di terreni irrigui, a sesti d'impianto di 4 x 4 m. Concimazione: non abbondare con quelle azotate, questo per limitare lo sviluppo eccessivo di succhioni. Cure colturali: eliminare i succhioni ed i polloni in esubero. Potature: sono da evitare gli interventi troppo vigorosi e i raccorciamenti eccessivi. Irrigazione: con interventi irrigui (specie per scorrimento superficiale) si anticipa l'entrata in produzione e si aumenta la resa. Inoltre si riduce il fenomeno della fessurazione dei frutti alla maturazione. Raccolta e resa Raccolta: deve essere effettuata in più riprese da ottobre a fine novembre quando i frutti sono ben maturi ma prima delle piogge autunnali che causano la loro fessurazione. L'impianto inizia a produrre al 4°-5° anno raggiungendo i massimi livelli a partire dal 7°-10°. Conservazione: per 2 settimane a temperatura ambiente purchè l'umidità dell'aria non sia inferiore al 90%; tuttavia tale periodo può essere prolungato variando la temperatura: 1 mese a 4-5 °C e 2 mesi a 0 °C. Resa: la produttività di un impianto specializzato con sesto d'impianto 4 x 4 m si aggira sui 300-350 q/ha; nei frutteti familiari la resa è di 10-20 kg per pianta. Avversità Funghi: i frutti vengono attaccati da Curvularia pallescens Boed. e Nematospora coryli Peglion. che ne causano il marciume. Artropodi: le larve del dittero Ceratis capitata Wiedemann attaccano i grani. Nematodi: le radici vengono danneggiate da Meloidogyne incognita Kofoid et White e Meloidogyne javanica Treub. che provocano la formazione di galle. |