 | Melissa officinalis L. Fam. Labiatae | Portamento: pianta erbacea perenne, tomentosa, alta da 50 a 90 cm, con fusti eretti, ramificati e quadrangolari. Foglie: opposte, picciolate, ovali ma a volte cuoriformi (3-4 cm x 4-5 cm), largamente crenate e ricche di peli secretori. Il loro aroma è simile a quello del limone. Fiori: sono raccolti in verticilli e portati all'ascella delle foglie. Il calice (6-7 mm) è campanulato con labbro superiore a tre denti e inferiore a due. La corolla, dapprima giallastra, poi bianca o maculata di rosa, è bilabiata con il labbro superiore smarginato e l'inferiore trifido. Fiorisce dall'inizio dell'estate fino ad agosto. Frutto: tetrachenio costituito da 4 cocchi oblunghi e carenati nella faccia interna. Semi: il "peso di 1000 semi" è 0,5-0,6 g. Apparato radicale: radice provvista di un breve ed esile rizoma debolmente ramificato. Areale: è originaria dell'area mediterranea; viene coltivata soprattutto in Francia ed Israele ma anche nel resto dell'Europa, ove però, interessa superfici molto limitate (Austria, Svizzera, Germania, Danimarca, Norvegia, Irlanda e Regno Unito). Si trova spontanea in tutta la penisola Italiana fino ai 1000-1500 m s.l.m. Esigenze ecologiche: preferisce i terreni ricchi di elementi nutritivi e di sostanza organica, freschi, di medio impasto, permeabili, ben drenati, all'occorrenza irrigabili e soleggiati; in quest'ultimo caso, l'esposizione non deve essere eccessiva perché può pregiudicare la sintesi dei principi attivi volatili. Suoli troppo umidi e pesanti sono sfavorevoli alla sua coltivazione perchè possono causare fenomeni di clorosi. E' una pianta termofila e perciò germina tra i 18 e i 30 °C e arresta la germinazione a 5 °C. Parti usate: foglie e fiori (sommità fiorite). Proprietà: profumanti, aromatizzanti, sedative, antispasmodiche, coleretiche, diuretiche, antinfiammatorie, vulnerarie. Forme d'uso: droga tal quale nell'uso estemporaneo, estratto, tintura e olio essenziale. Impieghi: profumeria; aromatizzazione di liquori e bevande (Liquore antisterico delle Carmelitane); fitoterapia: medicina popolare. Sostanze contenute: l'essenza è costituita soprattutto da citrale (geraniale e nerale). Altre sostanze attive sono: cariofillene, geraniolo, citronellolo, linaiolo, neroli e geranile. La quantità di essenza è maggiore nelle foglie basali che in quelle apicali e nel raccolto di luglio rispetto a quello di fine estate (anche 20-25% in più). Coltivazione Durata: 4-5 anni. Oltre tale limite la resa diminuisce, aumenta la sensibilità al freddo e le foglie prodotte hanno dimensioni ridotte e sono meno pregiate. Nella rotazione l'impianto segue una coltura sarchiata o un prato avvantaggiandosi dell'eventuale apporto di azoto da parte delle leguminose. Preparazione del terreno: aratura profonda (40-45 cm), preceduta dall'eventuale apporto di concime organico. In alternativa si può eseguire una ripuntatura seguita da una aratura superficiale. Il suolo al termine delle lavorazioni deve risultare ben livellato, drenato e non troppo soffice per consentire il corretto sviluppo delle piantine e per agevolare le operazioni di taglio e raccolta. Propagazione: gamica ed agamica. Gamica - Semina: si sconsiglia, per l'elevato costo dei semi associato alla loro bassa germinabilità (35-50%). Inoltre i primi stadi di sviluppo sono piuttosto lenti e perciò le piantine sono più sensibili alla competizione di malerbe. Quella diretta si esegue in marzo-aprile o, eventualmente a luglio-agosto procedendo, in questo caso, con interventi irrigui costanti e moderati fino allo sviluppo delle piante. Sono necessari circa 4-5 kg/ha di seme.
In alternativa possono essere allestiti dei semenzai riscaldati, al buio, alla fine di febbraio-metà marzo, adottando una temperatura di 20-25 °C per le prime tre settimane e di 15 °C nei giorni successivi. Se non si dispone di letti riscaldati, si semina nel periodo di marzo-aprile. Occorrono 2-3 g di seme per mq di semenzaio dai quali si ottengono circa 400 unità. - Trapianto: si effettua in maggio per i semenzai allestiti a fine inverno ed a fine estate per quelli predisposti in marzo-aprile (o, per gli ambienti più freddi, nella primavera successiva).
Agamica - Moltiplicazione vegetativa: si impiegano rizomi o piantine ottenute per divisione del cespo di piante provenienti una vecchia coltura da estirpare.
- Trapianto: può essere effettuato in primavera o in autunno mettendo a dimora il materiale in solchi o buchi. I giovani rami, provvisti di alcune radichette, si prelevano dal cespo madre estirpato da cui possono essere ottenute in media una decina di piantine che vanno preventivamente cimate prima di essere messe a dimora. In generale il trapianto può essere eseguito manualmente o meccanicamente.
Sesti d'impianto: file distanti 50 cm con interfila di 50 cm o 70-75 cm e densità di 10-12 unità/mq. Un basso investimento favorisce il maggior sviluppo delle foglie basali che rispetto a quelle apicali sono più ricche di olio anche del 50%. Concimazione: abbondante letame, 300 q/ha, o fertirrigazione a base di colaticcio di compost. L'azoto deve essere distribuito in modo frazionato dopo i tagli, somministrando alla coltura un totale di 1-1,3 q/ha. Sono indispensabili inoltre da 1 ai 1,2 q di fosforo e potassio, da fornire all'epoca di impianto ed eventualmente, se la coltura si prolunga per diversi anni, anche durante il suo ciclo produttivo. Lotta alle infestanti: sarchiatura meccanica nell'interfila e scerbature sulla fila. E' necessaria una sarchiatura dopo ogni taglio per ripulire il terreno ed interrare l'eventuale concime distribuito in precedenza. La lavorazione non deve essere troppo profonda per evitare di scalzare le piante che hanno un apparato radicale superficiale ed espanso. Può anche essere effettuata una pacciamatura praticata utilizzando materiali organici come fogliame, cortecce, paglia o strame. Interventi agronomici secondari: estirpature ed erpicature. E' conveniente procedere con una rincalzatura per proteggere le piantine dal freddo e per aiutarne l'accrescimento. Irrigazione: è utile subito dopo il trapianto, in estate e se praticata dopo uno sfalcio (20-25 mm). Lo sviluppo della biomassa verde (le dimensioni delle foglie e il rapporto foglie/fusti) viene favorito dalla presenza di una falda o di acqua irrigua. L'eccessivo apporto idrico porta alla diminuzione degli olii essenziali e dei principi attivi. Inoltre la grande quantità di acqua presente nei tessuti li rende più deboli e suscettibili ad attacchi fungini; ciò comporta dei problemi sia per la raccolta che per l'essiccazione. Raccolta e resa Raccolta: viene eseguita subito prima della fioritura; intervenendo in ritardo, le caratteristiche organolettiche della coltura peggiorano e le foglie divengono più delicate alla manipolazione. Il taglio va eseguito preferibilmente rasoterra, perché gli organi preposti al ricaccio sono interrati. Si procede in condizioni di tempo asciutto e soleggiato per non provocare l'annerimento della droga al momento dell'essiccazione. E' preferibile entrare in campo a metà mattina, in tal modo, le foglie sono già asciutte ed al tempo stesso la temperatura dell'aria è ancora sufficientemente bassa da limitare le perdite delle frazioni volatili dell'olio essenziale. Per piccole coltivazioni il taglio può essere fatto con un falcetto. Per superfici più estese possono essere utilizzate le attrezzature per la raccolta dei foraggi. Nel primo anno di impianto, per non indebolire la pianta, si esegue un solo taglio; dal secondo anno in poi si praticano in media due sfalci, in condizioni migliori anche tre. Nella coltura destinata alla produzione di sementi, la mietitrebbiatura va eseguita ad agosto. Resa: la produttività media annua si aggira sulle 200-250 q/ha di biomassa verde (il primo anno 100-150 q/ha), con una resa del secco del 20-25%; il primo taglio fornisce i 2/3 della produzione. Quella di olio essenziale può variare dallo 0,1% allo 0,3% per le foglie, mentre, valutata sull'intera biomassa, risulta pari a 0,03-0,15%, consentendo, una produzione media variabile di 3-8 kg/ha di olio essenziale. Nella coltura da seme, a volte praticata l'ultimo anno di coltivazione prima di effettuare l'espianto, si ottengono in genere 3-5 q/ha di semente. Essiccazione e conservazione Essiccazione: (o distillazione) deve essere eseguita appena raccolto il prodotto. Si dispongono le foglie e le sommità fiorite in strati sottili, in luoghi asciutti e ben areati o appendendo i fusti in mazzi. Per evitare fenomeni di riscaldamento e fermentazione, il materiale non deve essere ammassato o compresso. Può essere utilizzato anche l'essiccatoio artificiale (T<35 °C) in cui l'aria deve circolare liberamente e facilmente. Qualora le foglie presentino, alla fine del processo, una secchezza eccessiva, si può procedere ad una parziale reidratazione facendo circolare solo aria ambiente per 24-48 ore. L'umidità finale del prodotto deve essere pari al 12-14%. Conservazione: per piccole quantità, in vasi di vetro o ceramica; diversamente in contenitori di PVC. Avversità Funghi: foglie e fusti sono danneggiate dalla ruggine (Puccinia menthae Pers.) che infesta la coltura a partire dalla primavera; il "mal bianco" della melissa (Erisyphe sp.) copre con una patina bianca e polverulenta foglie ed infiorescenze causando deformazioni e disseccamento delle piantine; le foglie inoltre possono essere colpite dalla vaiolatura (Phleospora melissae (Desm.) Parisi) e da Septocria melissae Desm., entrambe causa della defoliazione precoce dei fusti. Artropodi: i coleotteri Cryptocephalus ocellatus Drap. e Cassida viridis L. provocano la defoliazione della pianta causando a volte la perdita del raccolto; l'ortottero Oecanthus pellucens Scop. fora il fusto per ovideporre; lo stesso fusto, in seguito, viene danneggiato anche dalla larva che ivi si sviluppa. Tecniche di estrazione Distillazione in corrente di vapore per ottenere olio essenziale. Storia e tradizioni Scotti: "Fu dapprima introdotta in medicina come rimedio moralmente esilarante e confortatore dei nervi. Galeno, Paracelso, Boerhaave la consigliavano nella mania e nelle vesanie, malattie che venivano attribuire a difetto di energia cerebrale. Scriveva Serapio che allevia le inquietudini e tristezze del cervello e principalmente quelle prodotte da umori melanconici - Avicenna che rallegra il cuore e fortifica gli spiriti vitali - Dioscoride che disostruisce i condotti cerebrali e caccia la tetraggine prodotta dall'inspessimento del fluido nervoso...Si ritiene che le foglie appese sulla fronte calmino il mal di testa. L'Alcolato di melissa, inventato dai Carmelitani Scalzi di Rue De Vaugirard a Parigi nel 1611, comunemente noto come "Acqua di Melissa", era per le sue proprietà antispasmodiche, un rimedio popolare a cui facevano ricorso tutte le classi sociali nei momenti critici della loro vita (dai mal di denti, alle sincopi, alle crisi di nervi, ecc.). Usi Può essere utilizzata fresca in cucina dando aroma a minestre, frittate, insalate, piatti di pesce in carpione, salse e macedonie di frutta. Le marmellate e gelatine di frutta acquistano un delicato profumo e gusto unendo, a fine cottura, alcune foglie di melissa. - Infuso per digestioni difficili, gastroenteriti, palpitazioni e nei casi di indebolimento fisico: mettere due pizzichi di porzioni aeree tritate in un recipiente, versando successivamente due decilitri di acqua bollente. Coprire e dopo 15 minuti colare e zuccherare. Berne una tazzina dopo il pasto; a cucchiai nei casi di tachicardia.
- Tisana tranquillante: 5 g di foglie verdi, 3 g di foglie secche ed una tazza d'acqua.
- Tintura per indigestioni: da 1 a 5 g in infuso aromatico.
- Liquore per indigestioni, capogiri, attacchi cardiaci, mal di montagna: macerare per un mese 60 g di foglie fresche con 30 g di foglie verdi di assenzio in un litro di acquavite e poi filtrare. Un bicchierino intingendo zollette di zucchero.
- Acqua di melissa contro mali di stomaco, vomiti nervosi, insonnia, disturbi di cuore di origine nervosa, vertigini, nevrastenia, sincopi, paralisi, dolori mestruali e cardiopalmo: una manciata di foglie, 5 g di scorza grattugiata di un limone fresco, 5 g di radice di angelica, 5 g di corteccia di cannella, 5 g di noce moscata, 5 g di rizoma di calamo aromatico, 5 g di chiodi di garofano a macerare in mezzo litro d'acqua e quindi portare piano piano quasi ad ebollizione. Aggiungere mezzo litro di alcool a 90° gradi alcolici od acquavite ed esporre al sole od in luogo caldo per un mese, agitando ogni tanto; infine filtrare. Un cucchiaio nell'acqua di una tazzina.
Usi secondari: è buona specie mellifera. |