 | Prunus cerasus L. var. marasca Rchb. Fam. Rosaceae | Portamento: arbusto o piccolo albero alto fino a 4-5 m, con tronco coperto da corteccia lucente di colore grigio-marrone; rami ascendenti e talvolta penduli. Foglie: sparse, ellittiche, appuntite, lucide, glabre e con margine leggermente crenato; hanno stipole lunghe e picciolo rigido. Fiori: riuniti (2-4) in corimbi patenti o pendenti, oppure isolati su peduncoli lunghi 2-4 cm. Corolla composta da 5 petali bianchi (8-12 mm) con una breve unghia e appena smarginati; i sepali sono appuntiti e piegati all'indietro. La fioritura avviene all'inizio della primavera a maggio-giugno. Frutto: drupa di forma depressa, lungamente peduncolata, di color rosso scuro, molto succosa ed acidula. Semi: nocciolo ovale, liscio e duro. Apparato radicale: profondo, lo sviluppo è influenzato del tipo di suolo. Areale e diffusione: originaria dell'Asia sudoccidentale è diffusa in tutta la penisola dalla pianura fino alle zone montane. Esigenze ecologiche: si adatta a diverse tipologie di substrato anche se predilige i terreni sciolti, freschi, profondi, ben drenati e ricchi di sostanze nutritive, mentre tollera poco quelli argillosi e soggetti a ristagni idrici. Raramente si può trovare inselvatichita su pendii soleggiati, in vigneti o nei boschi radi di querce. Resiste ai rigori invernali, ma è sensibile alle gelate tardive, specie durante la fioritura. Proprietà: rinfrescanti, dissetanti, astringenti, antiuriche. Impieghi: frutti destinati per lo più all'industria liquoristica (maraschino) e conserviera (succhi, marmellate, confetture, sciroppi, canditi); raramente consumati freschi. Sostanze contenute: zuccheri, proteine, acidi malico, tartarico, formico e succinico, vitamine dei gruppi A, B, C e PP. Coltivazione Preparazione del terreno: eliminazione preventiva degli eventuali residui radicali delle colture arboree o arbustive precedenti. Aratura profonda seguita da fresatura per fare in modo che l'apparato radicale possa raggiungere una profondità di almeno 80 cm. Per assicurare un perfetto sgrondo dell'acqua è opportuno eseguire una baulatura del terreno con altezza massima lungo la linea in cui cadrà il filare. Propagazione: gamica e agamica. Gamica La semina, data la disomogeneità del materiale, è usata principalmente per produrre portainnesti. - Semina: si effettua in semenzai in primavera. Si utilizzano i noccioli, preventivamente separati dalla polpa, essiccati all'ombra e stratificati in sabbia umida per tutto l'inverno.
- Trapianto: viene eseguito nel nestaio, su file distanti 80-90 cm e con interfila di 40-50 cm.
Agamica - Moltiplicazione vegetativa: si ricorre quasi esclusivamente al metodo dell'innesto. Le tecniche più usate sono quelle a gemma e a triangolo. Nel primo caso si impiega materiale prelevato dalla parte mediana e basale dei rami, mentre nel secondo si utilizzano marze recise dalle zone basse della pianta madre. Entrambe devono essere effettuate preferibilmente ad agosto (o da luglio a settembre). Con questa forma di moltiplicazione, riveste notevole importanza l'individuazione di soggetti tra loro compatibili affinché non si verifichino fenomeni di disaffinità.
- Trapianto: si può effettuare in novembre (ma vi è pericolo di gelate) o in febbraio.
Attualmente viene utilizzata anche la tecnica della micropropagazione in vitro. Forme di allevamento: - Struttura "a vaso": è ottenuta mantenendo tre branche principali che si inseriscono sul tronco con un angolo sempre molto ampio (circa 90°), similmente le secondarie sulle primarie.
- Struttura "a monocono": le branche che si inseriscono sull'asse centrale, devono essere sufficientemente robuste ed avere lunghezza decrescente dal basso verso l'alto.
Negli impianti in cui si esegue la raccolta meccanica, l'impalcatura deve essere sempre superiore agli 80-90 cm, questo per permettere l'applicazione delle ganasce dello scuotitore. Sesti d'impianto: variabili a seconda del tipo di terreno, della la struttura e della varietà usata., in quadro, da 6 a 9 m. Concimazione: è specie poco esigente di fosforo e potassio, mentre si giova molto dell'azoto, che, in terreni sciolti ed irrigabili, deve essere somministrato alla fine dell'inverno e prima o dopo la raccolta in relazione alla capacità del suolo di trattenere tale elemento (in totale 0,5 q/ha). Cure colturali: l'apparato radicale è molto sensibile alle lesioni provocate dalle lavorazioni, pertanto, è consigliabile mantenere un interfilare inerbito. Potature: di formazione e di produzione. Nel primo caso si deve intervenire a fine inverno, prima della ripresa vegetativa, per facilitare l'emissione di nuovi germogli e una corretta struttura della pianta. In seguito deve essere effettuata una scacchiatura per eliminare i germogli in esubero. La potatura di produzione va eseguita dopo la raccolta per alleggerire la chioma assicurando, una corretta illuminazione delle branche più basse e favorendo il rinnovo delle formazioni fruttifere. Irrigazione: è necessario intervenire dopo l'impianto, specialmente se è stato effettuato a febbraio. Raccolta: può essere manuale o meccanica. In questo secondo caso si utilizzano delle macchine scuotitrici da tronco con reti o teli a terra. Entrambe vengono effettuate dalla fine del mese di giugno fino a metà luglio. Durante la raccolta il materiale deve essere riposto in contenitori di piccole dimensioni e all'ombra, ed eventualmente coperto con teli bagnati. Conservazione: i frutti devono essere sottoposti a raffreddamento, in acqua o aria, fino a raggiungere una temperatura prossima ai 3-4 °C. Il periodo di conservazione dipende dal tempo che intercorre tra la raccolta e la prerefrigerazione (8-10 giorni). Resa: 70-80 q/ha. Avversità Funghi: Armillaria mellea Wohl e Monilinia spp. causano marciumi radicali. Artropodi: l'apparato fogliare può essere danneggiato dagli afidi Myzus cerasi F. e Tetranychus urticae Koch e dal coleottero Conotrachelus nenuphar Herbst. Batteri: possono verificarsi attacchi da parte di Agrobacterium tumefaciens (Smith and Townsend) Conn. |