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MAGGIORANA

 
Origanum majorana L.
Fam. Labiatae

Portamento: pianta perenne suffruticosa alta in media 20-60 cm. In coltura spesso annuale o biennale. Il fusto è pubescente, quadrangolare e ramificato.
Foglie: opposte, piccole ( in media 8-15 x 4-8 mm), ovali, tomentose e grigiastre.
Fiori: sessili, molto piccoli e riuniti in spicastri densi (5-8 x 3-4 mm) posti all'apice dei rami secondari portati all'ascella delle foglie. La corolla è bilabiata, di color bianco o porporina con labbro superiore bilobo e quello inferiore trilobo. Il calice è anch'esso bilabiato. Fiorisce in luglio-agosto.
Frutto: tetrachenio.
Semi: il "peso di 1000 semi" è 0,20-0,25 g.
Apparato radicale: radice fascicolata ed esile.
Areale e diffusione: è originaria dell'Asia sud-occidentale e del nord Africa. E' diffusa in Spagna, Svizzera, nei territori dell'ex-Jugoslavia; in Italia è spontanea nelle regioni meridionali.
Esigenze ecologiche: cresce bene sui terreni sciolti, calcarei e ben esposti. Vegeta facilmente anche in climi caldi e secchi, tipici della regione mediterranea mentre presenta delle difficoltà di adattamento alle basse temperature nelle zone più fredde, nelle quali assume comportamento annuale.
Parti usate: sommità fiorite e foglie.
Proprietà: profumanti, aromatizzanti, digestive, carminative, antispasmodiche, analgesiche, diuretiche, balsamiche, stimolanti.
Forme d'uso: olio essenziale, tintura, estratto.
Impieghi: profumeria; farmaceutica: correttivo del sapore e dell'odore; liquoreria: vermouth, amari; aromatizzante di salse e condimenti.
Sostanze contenute: il contenuto di olio volatile varia da percentuali inferiori all'1% fino ad arrivare al 3%. L'essenza è costituita dal carvacrolo che è il componente più rappresentato, ma ci sono almeno altri 50 composti. La quantità di olio contenuta nelle foglie cresce fino al momento della fioritura, poi diminuisce fino a raggiungere il minimo subito prima dell'inverno. Nelle foglie basali è decisamente minore rispetto alle foglie apicali ed alle infiorescenze, probabilmente perché ombreggiate da queste ultime.
Coltivazione
Durata: 4-5 anni negli ambienti a clima temperato la coltura; 1 anno nelle zone a clima continentale.
Preparazione del terreno: aratura mediamente profonda seguita da una o più erpicature.
Propagazione: gamica.

  • Semina: in semenzai che possono essere predisposti nel periodo autunnale od in tarda primavera. Se il clima è tendenzialmente mite e non soggetto a gelate precoci, conviene allestirli all'aria aperta a maggio-giugno (150-170 g di semi per 100 mq di impianto). Se i terreni sono freddi, non ben esposti e soggetti a gelate precoci, è consigliabile predisporli, a gennaio-febbraio, su letti riscaldati.
  • Trapianto: si effettua in autunno con il materiale ottenuto dai semenzai predisposti in maggio-giugno; in primavera per quelli allestiti in fine inverno.

Sesti d'impianto: file distanti 30-40 cm l'una dall'altra, in solchetti profondi 10-15 cm. All'interno della fila, la distanza tra una posta e l'altra deve essere di 20-25 cm. La densità finale si aggira sulle 35 piante/mq; non sono consigliabili concentrazioni minori perché vi è un aumento della porzione legnosa delle piante.
Concimazione: fosforo e potassio distribuiti al momento della semina in quantità pari a 0,6-0,7 q/ha; l'apporto di azoto deve essere frazionato: 0,6-0,7 q/ha alla semina e 0,4-0,5 q/ha negli anni seguenti, prima della ripresa vegetativa.
Lotta alle infestanti: numerose zappettature, specie nel primo anno di impianto.
Interventi agronomici secondari: per avere una buona produzione, la pianta deve avere un buon accestimento fin dal primo anno. E' conveniente costringere i rami ad assumere un portamento prostrato, magari ponendovi sopra una zolla di terra. Questi, strisciando sul terreno, emetteranno delle radici.
Si interviene con una rincalzatura delle piantine e spuntatura dei rametti che fioriscono precocemente.
Irrigazione: interventi di irrigazione da effettuarsi, anche fino a quando le piantine non avranno attecchito completamente, a seconda delle necessità e dell'andamento stagionale.
Raccolta e resa
Raccolta: il primo anno può essere fatto un solo sfalcio, mentre a partire dalla seconda stagione è possibile effettuare due raccolte. Deve essere realizzata a partire dall'inizio dell'antesi (per l'uso erboristico del prodotto) fino alla piena fioritura per il materiale da destinare alla distillazione. Il taglio non deve essere eseguito mai troppo vicino al terreno per evitare di asportare le parti legnose, il prodotto ottenuto, infatti, è di qualità inferiore e si compromette la capacità di ricaccio della pianta.
Resa: il primo anno, con un solo sfalcio si ha una produzione di circa 50 q/ha di peso fresco. In seguito la coltura fornisce, con i due tagli, anche 100 q di prodotto fresco (25-30 q/ha di sostanza secca). La resa in olio essenziale si aggira sullo 0,2-0,4% sul tal quale.
Essiccazione e conservazione
Essiccazione: in mazzi all'ombra in locali areati, o in strati sottili al sole. Il materiale deve essere più volte rimosso per velocizzare la perdita di acqua e per evitare che si alterino colorazione e aroma. In seguito le foglie vengono separate dai fusti manualmente ("battitura") o a macchina. Se, per la piovosità della stagione, dovessero risultare sporche di terra, occorre vagliarle e ventilarle per eliminare tali residui.
Conservazione: per piccole quantità, in vasi di vetro o ceramica; diversamente in contenitori di PVC.
Avversità
Funghi: le foglie sono danneggiate da Puccinia menthae Pers., Puccinia rubsa ameni Magn. e da Septoria origanicola Allesch. var. majoranae Bres. Marciumi radicali e varie specie di Alternaria colpiscono invece le giovani piante.
Artropodi: le larve del coleottero Chrysomela menthastri Suff. attaccano le foglie.
Tecniche di estrazione
Distillazione in corrente di vapore per ottenere l'olio essenziale.
Storia e tradizioni
Era raccomandata dai medici arabi contro l'emicrania, i tic facciali, il singhiozzo e Io stato di ebrezza.
Venne classificata dal grande medico Boerhaave fra i medicinali cefalici in quanto si riteneva esercitasse sul cervello un'azione benefica, tramite l'intermediazione della mucosa olfattiva.
Usi
Il suo aroma delicato fa sì che venga impiegata in cucina per aromatizzare, verdure, salse, carni, insalate, legumi, macedonie e dolci. Si presta inoltre alla preparazione casalinga di prodotti sott'olio (carciofini, cetrioli, olive).

  • Infuso per curare nefrite, cistite e aiutare la digestione difficile (da dilatazione dello stomaco): versare in un litro di acqua bollente un pugnetto di sommità fiorite precedentemente sminuzzate; coprire e lasciar riposare per 10 minuti. Colare e berne alcune tazzine al giorno.
  • Lo stesso infuso può essere impiegato con gargarismi per il mal di gola o in impacchi da porre o all'altezza dello stomaco o della vescica o dei reni per far passare i dolori.
  • Essenza contro l'insonnia e il mal di testa: 5-10 gocce sullo zucchero.
  • Polvere starnutatoria: sommità fiorite sminuzzate finemente.

Controindicazioni: quando utilizzata sulla pelle è consigliabile testare la sensibilità individuale su una piccola porzione di epidermide