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LAMPONE

 
Rubus idaeus L.
Fam. Rosaceae

Portamento: arbusto cespuglioso, dotato di una frazione perenne ipogea. Può raggiungere i 2 m di altezza.
Tralci: biennali, generalmente eretti, grigi o rossicci a seconda della varietà e spesso ricoperti da fitta spinescenza.
Foglie: composte da 3-5 foglioline. Queste ultime sono ovali-appuntite ed hanno margine seghettato; la pagina inferiore è di colore grigio chiaro, mentre quella superiore è verde, più o meno scuro.
Fiori: bianchi e dotati di cinque petali; possono essere solitari o riuniti in racemi. La fioritura è primaverile nelle varietà unifere, mentre in quelle rifiorenti avviene anche all'inizio dell'estate (giugno-luglio).
Frutto: aggregato di piccole drupe (mora) che nel complesso possono assumere diverse forme, da quella conica a quella rotonda. La colorazione varia a seconda della varietà, passando dal rosso brillante al rosso mattone, al violaceo.
Semi: sono contenuti singolarmente nelle drupe.
Apparato radicale: fascicolato con radici secondarie che si sviluppano orizzontalmente nei primi 25 cm di terreno. Dalle radici riscoppiano annualmente numerosi polloni, i migliori dei quali vengono utilizzati per la costituzione dei nuovi impianti.
Parti usate: frutti e foglie.
Areale e diffusione: è coltivato in tutto il mondo, in particolare: Austria, Francia, Inghilterra, ma anche Stati Uniti, Canada, Cile e Cina. In Italia una notevole parte della produzione è affidata alle province di Cuneo, Torino e Trento.
Esigenze ecologiche: in Italia vegeta bene, nelle regioni settentrionali, fino a 1000-1200 m s.l.m. (fino a 1600 m s.l.m. nel meridione). Predilige terreni ben esposti, sciolti, fertili, freschi e ricchi di sostanza organica, con pH neutro o sub-acido (ideale 6,5). Rifugge da quelli compatti, pesanti, troppo umidi e soggetti a ristagni idrici. E' sensibile alle gelate precoci.
Necessita di estati relativamente fresche seguite da autunni non troppo caldi ed inverni con temperature basse ma costanti.
Proprietà: lassative, dissetanti, diuretiche e lenitive; contrasta l'invecchiamento organico ed è adatto all'alimentazione di diabetici, artritici e gottosi.
Impieghi: il frutto viene destinato per la maggior parte al consumo fresco; è anche impiegato per la preparazione di sciroppi, gelatine, marmellate e per l'estrazione di coloranti. E' un prodotto che per il suo piacevole aroma viene molto utilizzato in farmacia per rendere più gradevoli diverse preparazioni, specie se destinate ai bambini.
Le foglie, fresche o essiccate, vengono utilizzate in erboristeria come astringente nelle diarree.
Sostanze contenute: fruttosio (che è lo zucchero principale), acidi organici e vitamina C.
Coltivazione
Durata: 12-15 anni.
Preparazione del terreno: aratura profonda 30-40 cm con contemporaneo interramento di letame maturo (circa 400 q/ha). Per favorire l'allontanamento delle acque, conviene coltivare la specie su terreno baulato.
Allestimento dell'impianto: l'epoca di impianto va da novembre ad aprile. Per la propagazione si utilizzano polloni radicali prelevati durante il periodo di riposo vegetativo; questi devono presentare un fusto ben lignificato, un discreto apparato radicale e almeno 1-2 gemme all'altezza del colletto. La scelta dei polloni deve essere fatta durante la fase vegetativa per evitare di prelevare del materiale proveniente da individui affetti da marciumi o virosi. Utilizzando le talee di radice sono necessarie cure maggiori, ma si ottiene facilmente un grande numero di piantine. Allo scopo si interrano pezzi di radice lunghi 3-10 cm all'inizio della primavera.
Per favorirne l'attecchimento il substrato deve essere mantenuto fresco fino alla completa ripresa.
Sesti d'impianto e forme di allevamento

  • Controspalliera: forma più semplice ed efficace di allevamento. Come sostegno si utilizzano dei pali (castagno o robinia) scortecciati ed alti 2-2,20 m posti a distanze di 7-8 m l'uno dall'altro, sui quali viene fissato il filo di ferro zincato, il primo a 1 m da terra ed il secondo a 1,6 m. A questi in seguito vengono ancorate le parti apicali dei rami fruttiferi. Le piante si dispongono a 50-60 cm le une dalle altre, su file distanti 2,5 m.
  • Allevamento a "V": si piantano dei pali a coppie (distanti 7-8 m le une dalle altre) in modo da formare angoli di 30°. I fili di ferro vengono tesi rispettivamente a 70 e 90 cm da terra. I tralci, distribuiti in modo uniforme a destra e a sinistra del filare, vengono in seguito legati.
  • Allevamento a "T": in questo caso i cavi metallici sono ancorati ai due estremi di una traversa di 30 cm posta alla sommità dei tutori. I rami fruttiferi vengono fissati come descritto per la forma di allevamento a "V".

Concimazione: distribuire, ad anni alterni, letame maturo (400 q/ha) nell'interfila e mai a ridosso del colletto delle piante.
Cure colturali: zappettature e scerbature, effettuate per eliminare malerbe, polloni in esubero e per interrare i concimi; devono essere molto superficiali se il terreno è nudo (10-12 cm). Possono essere eseguite con una motozappa o manualmente se gli impianti sono di piccola estensione. Nei terreni dove l'acqua non è un fattore limitante, gli interfilari possono essere inerbiti: in questo caso è opportuno procedere a sfalci periodici con rilascio dei residui che svolgono funzione pacciamante.
Potature: piante unifere e piante bifere subiscono differenti interventi di potatura.
· Varietà unifere: dopo la raccolta o durante il riposo vegetativo, vengono asportati i rami che hanno fruttificato, si accorciano i nuovi polloni e si eliminano quelli non ben lignificati e poco vigorosi. I tralci si recidono con un taglio a 10 cm sopra il filo di sostegno più alto. Al termine di queste operazioni si devono contare non più di 8-12 piante per m lineare. Può essere effettuata una potatura verde per eliminare i germogli fruttiferi troppo vicini al terreno facilitando la raccolta e limitando gli attacchi da parte di muffe e altri parassiti.
· Varietà bifere: (fruttificano a luglio e a fine estate) si può scegliere di intervenire in due tempi asportando ogni volta, dopo la raccolta, i tralci che hanno portato a termine la maturazione. Se invece si desidera indirizzare la produzione alla fruttificazione autunnale su polloni, ogni anno si esegue un taglio raso terra subito dopo la raccolta. Alla ripresa vegetativa si effettuano degli sfolli per ridurre il numero dei nuovi polloni a 12-15 unità per m lineare.
Irrigazione: specie molto esigente in fatto di irrigazioni, particolarmente nel periodo di massima produzione. Gli interventi d'irrigazione devono essere a goccia; non è conveniente quella a pioggia, per scorrimento o a spruzzo perché aumentano l'umidità del terreno e favoriscono gli attacchi della muffa grigia.
Raccolta e resa
Raccolta: deve essere effettuata in numerose riprese perchè la maturazione dei frutti è scalare. Per le varietà che fruttificano una sola volta l'anno viene eseguita a partire dalla fine di maggio; in quelle bifere a giugno-luglio sui tralci di due anni e a fine agosto su quelli di un anno. Si entra in campo nelle ore più fresche della giornata, purchè i frutti non siano bagnati da rugiada o pioggia. Sono molto delicati e occorre operare prestando attenzione a non schiacciarli mentre si staccano dal ricettacolo.
Conservazione: una volta raccolti vengono riposti e tenuti in luoghi freschi e areati per non più di 2-3 giorni; se prelevati con il ricettacolo possono essere mantenuti in buone condizioni anche per 5-6 giorni. La loro conservazione può essere prolungata fino a 2 settimane se messi in frigorifero a 2-3° C.
Resa: la piena produttività si raggiunge al 3°- 4° anno; un buon impianto può produrre da 70 a 120 q/ha di frutti.

Avversità
Funghi: i frutti sono facilmente colpiti dalla muffa grigia (Botrytis cinerea Pers.); le foglie apicali dei nuovi tralci vengono danneggiate dall'oidio o mal bianco (Sphaeroteca humuli Burril.); inoltre i rami di uno e due anni sono attaccati dai cancri del fusto (Didymella applanata (Niessl.) Sacc. e Leptosphaeria coniothyrium (Fck) Sacc.) che ne provocano il disseccamento.
Artropodi: i peduncoli dei fiori non ancora aperti vengono colpiti dall'antonomo del lampone, (Anthonomus rubi Herbst.) un coleottero, che ne causa l'avvizzimento; il dittero cecidomide del lampone (Lasioptera rubi Heeger) provoca invece galle sui nuovi tralci; le larve dei coleotteri Byturus tomentosus Fabr. e Byturus fumatus F. attaccano i frutti rendendoli inutilizzabili.