 | Sylibum marianum Gaertn. Fam. Apiaceae | Portamento: pianta erbacea annuale o biennale, alta 60-150 cm, con fusto scanalato eretto e pubescente. Foglie: alterne, con macchie biancastre lungo le nervature e con margine spinoso. Le foglie inferiori sono molto grandi, pennatifide e provviste di picciolo; quelle caulinari sono più piccole, sessili con base del lembo allargata. Fiori: generalmente di color violaceo, più raramente bianchi o rossi. Riuniti in capolini globosi, sono portati all'apice del lungo peduncolo e circondati esternamente da un involucro bratteale spinoso. La corolla è divisa in cinque parti e provvista di un lungo tubo. Fiorisce in tarda estate. Frutto: achenio liscio, nero, provvisto di pappo. Semi: il "peso di 1000 semi" è 20-25 g. Apparato radicale: fittonante e di color biancastro. Areale: originario dell'area mediterranea, è spontaneo nell'Italia centrale e meridionale. Esigenze ecologiche: comune nei campi abbandonati, vecchi pascoli e ai bordi delle strade, raramente si spinge oltre i 700 m s.l.m. Predilige terreni asciutti ed in pieno sole; vegeta bene in zone caratterizzare da climi secchi e caldi. Parti usate: generalmente si utilizzano i frutti (fitoterapia), più raramente le foglie e le radici. Proprietà: impiegato nella profilassi e nel trattamento di danni epatici di origine tossico-metabolica, nelle alterazioni funzionali del fegato durante e dopo epatiti, nelle epatopatie degenerative croniche (cirrosi, statosi epatica), nelle epatopatie latenti; come colagogo a supporto dei disturbi funzionali del fegato e delle vie biliari. Forme d'uso: decotti, tinture madri. Impieghi: fitoterapia, cucina. Sostanze contenute: dai semi si estrae la silimarina, 1-1,5%, un complesso flavonico costituito da silibina, silidianina e silicristina, inoltre sono ricchi di sostanze grasse (20-30%) rappresentate da acido linoleico (60%) ed oleico (30%). Tra gli altri componenti: betaina, cisterna, glicina l'inulina e leucina. Qualità del prodotto: è stato osservato che nelle coltivazioni poste in zone meridionali fornisce una maggior quantità di acido oleico, mentre al contrario, il cardo coltivato in zone più a nord fornisce una maggior quantità di acido linoleico (insaturo). Coltivazione Durata: annuale, anche se, in qualche caso, è possibile utilizzare i semi caduti per la coltura dell'anno seguente. Preparazione del terreno: aratura leggera seguita da una erpicatura. Propagazione: gamica. Semina: viene eseguita in pieno campo in primavera, preferibilmente nel mese di aprile purchè la temperatura sia compresa tra i 10 ed i 35 °C poiché, al di fuori di tale intervallo, la germinazione si arresta (optimum 22 °C); occorrono in media 4-5 kg di semi per ettaro. Sesti d'impianto: file distanziate di 70-80 cm. La densità ottimale si aggira sulle 5-7 piante/mq, poiché con valori superiori, le piante potrebbero produrre capolini piccoli compromettendo in tal modo la produzione dei frutti. Concimazione: non sono ancora disponibili, nella letteratura corrente, sperimentazioni su tale argomento, tuttavia in alcune zone dell'Europa centro-orientale, dove la coltura è spesso impiantata su superfici anche estese e su terreni di media fertilità, vengono apportati, alla semina, 0,5 q/ha di azoto, fosforo e potassio. Lotta alle infestanti: se necessario, procedere con 1-2 sarchiature l'anno, qualora se ne presenta la necessità. Irrigazione: non necessaria. Raccolta e resa Raccolta: va eseguita tra luglio ed agosto (al massimo a settembre), quando i frutti hanno assunto un colore nero uniforme ed i capolini iniziano ad aprirsi. Conviene inoltre intervenire, per facilitare la raccolta delle mietitrebbiatrici, quando le piante risultano sufficientemente disidratate. Resa: un buon impianto può fornire circa 15 q/ha di frutti. Essiccazione e conservazione Essiccazione: i capolini vengono messi ad essiccare in un luogo asciutto e ben areato. I semi vengono separati dalle parti estranee attraverso battitura e setacciatura. In seguito, prima di essere conservati vanno posti per un breve periodo in un locale areato. Conservazione: per piccole quantità, in vasi di vetro o ceramica o in sacchetti di tela al riparo dalla luce; diversamente in contenitori di PVC. Avversità Funghi: le foglie vengono attaccate da Erysiphe cichoracearum DC., agente causale dell'oidio; i capolini sono invece danneggiati dalla muffa grigia (Botrytis cinerea Pers.). Artropodi: le foglie possono essere colpite dal coleottero curculionide Tanymecus palliatus F. Tecniche di estrazione Macerazione (o percolazione) per tinture madri; spremitura per l'olio.  Storia e tradizioni Lo Scotti riporta che Aetius, medico nato ad Amida, in Mesopotamia nel V secolo, consigliava il decotto della radice contro "il sudore fetido", poichè la pianta era considerata un rimedio diuretico e depurativo in quanto "faceva passare per orina i principi male olenti della cutanea transpirazione ". Usi Il sapore è amaro (buccia), piccante e molto salato, l'odore è appena percettibile. - Decotto per proteggere e disintossicare il fegato: 3 g di semi in 100 ml di acqua. Bere 2-3 tazzine al giorno.
- Decotto contro il mal d'auto: 1 g di semi in una tazza d'acqua. Va bevuta tutti i giorni nella settimana precedente alla partenza.
- In cucina le foglie si possono mangiare in insalata, mentre le radici ed i capolini possono essere cotti in acqua.
Controindicazioni: i semi vanno usati solo dietro prescrizione medica. |