Relazioni

 

ORGANIZZARE LA PROPRIA AZIENDA PER LA PRODUZIONE DI PIANTE OFFICINALI

Stefano Bona

Università degli studi di Padova
Dipartimento di agronomia ambientale e produzione vegetale.
AGRIPOLIS - Via Romea, 16 - 35020 Legnaro (Padova)


Per la maggior parte degli agricoltori passare ad una nuova tipologia di coltivazione rispetto a quella cui sono abituati, rappresenta un vero e proprio problema; la motivazione di questa ritrosia è ovvia: il reddito garantito da alcune grandi colture è, se pur basso, tendenzialmente stabile e soprattutto le tecniche adottate sono conosciute. Si aggiunga a ciò la possibilità di ricorrere alle prestazioni dei contoterzisti locali che sono attrezzati adeguatamente per la gestione delle principali colture presenti nel territorio.
Passare alla coltivazione di piante officinali richiede quindi, una riconversione dell'organizzazione aziendale che può essere anche radicale. Agli agricoltori spaventa soprattutto la prospettiva di considerevoli investimenti iniziali, dato che la maggior parte dei prodotti di queste piante non sono vendibili direttamente ma devono subire una prima trasformazione. Molto spesso tali lavorazioni post-raccolta sono piuttosto limitate; per molte di queste colture risulta necessaria solo una essiccazione prima della vendita. Quindi una struttura, anche semplice, quale l'essiccatoio, può essere sufficiente per ottenere un prodotto vendibile nel mercato delle officinali ad un prezzo interessante.

Altro problema che l'agricoltore, che voglia iniziare a produrre erbe officinali, incontra, è la mancanza di esperienza con specie generalmente poliennali. Questo rappresenta un reale problema solo per gli agricoltori che non hanno mai coltivato medica, vite o altre colture arboree, ma fortunatamente, il loro numero è molto ridotto.
Per molte colture officinali mancano però sufficienti ricerche ed esperienze sulle fitopatie anche se la maggior parte di queste piante presenta un buon grado di rusticità che consente loro di difendersi abbastanza bene dalle malattie e dagli insetti più comuni, nonché di sopportare alcune delle più comuni condizioni avverse.

Piuttosto importante risulta invece la scarsità di informazioni·relative ai costi di produzione e soprattutto ai possibili/probabili prezzi di vendita dei prodotti. Questo, allo stato attuale, rappresenta il vero collo di bottiglia per una rapida espansione delle colture officinali. La soluzione non è semplice dato che il mercato risulta fortemente condizionato dalla presenza di partite di materiale proveniente dall'estero (soprattutto dai paesi dell'est Europa) a prezzi particolarmente competitivi.
La vera chiave di successo delle colture officinali prodotte nel nostro territorio potrebbe essere basata sulla qualità e non sul prezzo. Anche se può sembrare un luogo comune, la qualità dei prodotti provenienti dai paesi dell'Est Europa è piuttosto scarsa e soprattutto non è costante; non è infrequente trovare merce dell'anno prima o contenente materiale estraneo.
Un prodotto di qualità commercializzato con un marchio adeguato rappresenta la vera alternativa alle partite provenienti dall'estero e di scarsa qualità. L'eventuale disciplinare di produzione associato al marchio potrebbe rappresentare una ulteriore garanzia per il consumatore finale. Non va dimenticato che il mercato in questi ultimi anni sta sempre maggiormente premiando la produzione di colture biologiche a fini alimentari e che la garanzia che questa certificazione può portare, se applicata alle officinali, può rappresentare un ulteriore impulso per il consumo di derivati erboristici prodotti localmente.
E' possibile risolvere gran parte dei problemi tecnici che queste colture presentano? La risposta fortunatamente è positiva. Sono presenti nel nostro territorio dei tecnici molto preparati sull'intera filiera di produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti erboristici che possono fornire degli utili consigli agli agricoltori che vogliono cimentarsi in questa nuova ed entusiasmante impresa.

Nelle pagine che seguono il lettore troverà le schede tecniche di alcune delle colture che presentano ottime prospettive di utilizzazione; molte altre avrebbero meritato altrettanta attenzione. Si raccomanda di considerare attentamente i loro possibili utilizzi, così da poter definire le trasformazioni da effettuare e le valutazioni dei costi dei macchinari necessari, prima della commercializzazione del prodotto.
Un ultimo punto deve essere considerato al fine di organizzare al meglio l'azienda agraria per la produzione di officinali. Conviene che l'azienda si specializzi su poche specie o che allarghi la sua base produttiva su un numero elevato di piante?
La risposta a questa domanda richiederebbe una trattazione a parte (si raccomanda al lettore di tenere sotto controllo le prossime uscite di Parco Informa per ulteriori dettagli sull'argomento) ma orientativamente si può dire che conviene che l'azienda si specializzi più sulla trasformazione che sulle colture. In altri termini, l'agricoltore dovrebbe coltivare molte piante ma prevedere di fare uno o al massimo due tipi di trasformazione.