 | Artemisia pontica L. Fam. Compositae | Portamento: pianta erbacea perenne, pubescente e grigiastra, alta 50-60 cm. I fusti sono ramificati, legnosi alla base e densamente fogliosi. Foglie: alterne, picciolate, auricolate, bi-tripennatosette (3-4 cm) e glauche nella pagina inferiore. Fiori: riuniti in capolini semisferici (2-3 x 3-5 mm), penduli e picciolati con squame esterne ovato-oblunghe, margine largamente scarioso e ricettacolo glabro. I fiori esterni femminili, sono gialli, tubolari, gamopetali, mentre quelli interni sono ermafroditi. La fioritura avviene da luglio a settembre. Frutto: achenio glabro, oblungo e privo di pappo. La pianta è pressoché sterile e solo raramente fruttifica. Apparato radicale: rizomi esili. Areale: è originaria dell'Europa centro-orientale; nella nostra penisola si può trovare naturalizzata in alcune zone della regione prealpina. Molto coltivata in Piemonte. Esigenze ecologiche: predilige suoli leggeri, siliceo-calcarei, ben esposti, drenati e con basso contenuto di argilla; non tollera i ristagni idrici, responsabili dei marciumi radicali. Il terreno di coltivazione deve inoltre essere posto a quote non troppo elevate e al riparo da venti freddi. Nelle zone collinari, sono da preferirsi substrati con esposizione a sud o est, freschi ed irrigabili all'occorrenza. Parti usate: foglie e sommità fiorite. Proprietà: amaricanti, aromatizzanti, astringenti, colagoghe, eupeptiche e toniche. Forme d'uso: olio essenziale, tintura. Impieghi: fitoterapia (medicina popolare); liquoreria (vermouth). Sostanze contenute: l'olio essenziale è costituito da: absintolo, azulene, cariofillene, fellandrene, limonene, tujone e pinene Qualità del prodotto: il tujone è il responsabile di un peggioramento qualitativo del prodotto e, se assunto in dosi elevate, può dare problemi di tossicità con convulsioni e tremori. Esso è relativamente assente all'inizio della fioritura, in seguito aumenta rapidamente. Coltivazione Durata: annuale, pur trattandosi di una specie perenne, poiché il notevole sviluppo al secondo anno dei rizomi compromette la normale crescita della parte epigea. Preparazione del terreno: aratura mediamente profonda (35-40 cm) con interramento di una buona quantità di concime organico. Propagazione: agamica. La semina risulta sconveniente sia per la generale sterilità delle piante, sia per la bassa germinabilità dei semi. - Moltiplicazione vegetativa: effettuata attraverso l'utilizzo di rizomi e di piantine ottenute dalla divisione dei cespi di piante madri.
- Trapianto: i rizomi vengono messi a dimora o in autunno (ottobre-novembre) o all'inizio della primavera (febbraio-marzo) in solchi profondi 10-15 cm che devono essere poi ricoperti con 6-7 cm di terreno. L'operazione di impianto dei rizomi deve essere rapida ed eseguita su terreno fresco perché sono molto sensibili all'aria e all'asciutto. Le piantine ottenute dalla divisione dei cespi, raggiunti i 10 cm di altezza, vengono messe a dimora in piccole buche a primavera inoltrata (aprile-maggio).
Sesti d'impianto: distanza tra le file di 35-50 cm con interfila 10-20 cm. Concimazione: l'azoto deve essere apportato all'impianto e in copertura (1,2-1,6 q/ha); fosforo e potassio vanno distribuiti solo al momento della messa a dimora (1-1,2 q/ha). Lotta alle infestanti: sarchiature e zappettature. Interventi agronomici secondari: rullatura da eseguire subito dopo l'impianto per far aderire bene il terreno al materiale. In primavera si eseguono 2-3 sarchiature con contemporanea somministrazione di azoto. Irrigazione: occorre intervenire nei periodi di siccità prolungata, evitando ristagni idrici. Raccolta e resa Raccolta: deve essere eseguita in estate in piena fioritura, quando i capolini hanno raggiunto un colore giallo; se si effettua all'inizio della fioritura si ha un prodotto con un basso contenuto di tujone. Lo sfalcio deve essere fatto ad una certa altezza da terra evitando di tagliare la parte basale della pianta che è priva di foglie. Il prodotto può quindi essere indirizzato alla distillazione o essiccato e destinato all'erboristeria. Resa: un ettaro di coltura può produrre 150-230 q di prodotto fresco che corrisponde al 20-25% di sostanza secca; la resa in olio essenziale di quest'ultima varia dallo 0,5 allo 0,7%. Essiccazione e conservazione Essiccazione: quella delle sommità fiorite deve essere effettuata in locali ben areati ed al riparo dal sole. Conservazione: per piccole quantità, in vasi di vetro o ceramica al riparo dalla luce; diversamente in contenitori di PVC. Avversità Funghi: frequentemente soggetta a marciumi radicali, tra gli agenti di maggior rilievo, si ricorda Phythophthora cactorum (L. et C.) Schroet.; Albugo tragopogonis (Pers.) Gray che è l'agente causale della ruggine bianca che colpisce foglie e fiori, mentre Puccinia absinthii DC. e Puccinia tanaceti DC. determinano quella bruna. Tecniche di estrazione Distillazione in corrente di vapore per ottenere olio essenziale. Storia e tradizioni Per disinfettare stalle, porcili e pollai si usava gettare a terra grandi quantità di foglie e fiori freschi di assenzio. Usi Molto impiegato nella produzione di caramelle e nell'aromatizzazione dei liquori. - L'odore delle foglie ha effetto repellente nei confronti delle tarme.
- Effetto vermifugo: mescolare e conservare in contenitori di latta: 2 g di assenzio, 2 g di radice di liquirizia e 2 g di semi di anice
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