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ANICE

 
Pimpinella anisum L.
Fam. Apiaceae

Portamento: pianta erbacea annuale, alta 40-60 cm con fusto midolloso, striato, pubescente e con sommità ramificate.
Foglie: alterne e caratterizzate da spiccata eterofillia: quelle basali sono lungamente picciolate, reniformi e dentate, le intermedie sono trifogliate, dentate o incise e quelle caulinari sono bi-tripennatosette, lineari o intere.
Fiori: piccoli, bianco-giallognoli e riuniti in ombrelle terminali di 8-12 raggi. Sono quasi sempre sprovvisti di brattee. La fioritura avviene all'inizio dell'estate (giugno).
Frutto: diachenio piriforme (3-5 mm), striato longitudinalmente e pubescente.
Semi: il "peso di 1000 semi" è 1,8-2,2 g.
Apparato radicale: radice fittonante.
Areale e diffusione: è spontanea in Medio Oriente ed in Egitto; viene coltivata in Italia (Marche), Spagna, Bulgaria, Russia, India e Africa settentrionale.
Esigenze ecologiche: si adatta abbastanza facilmente ai diversi tipi di terreno anche se preferisce quelli ben esposti, non troppo asciutti e tenaci. Vegeta bene su suoli calcarei e ricchi di sostanza organica. Poco esigente riguardo al clima, teme soltanto le gelate tardive.
Parti usate: frutti.
Proprietà: aromatizzanti, digestive, carminative, antispasmodiche, balsamiche, diuretiche, emmenagoghe, antisettiche, emostatiche, analgesiche.
Forme d'uso: olio essenziale (o il solo anetolo), tintura, estratto, infuso.
Impieghi: cosmesi (dentifrici e colluttori); fitoterapia: medicina popolare; liquoreria: anisette e simili. E' utilizzata nell'industria delle caramelle.
Sostanze contenute: l'olio essenziale è contenuto soprattutto nei semi ed è costituito per la maggior parte da anetolo (80-90%). Altri componenti degni di nota sono: pinene, fellandrene, cimene, estragolo, carvacrolo, zuccheri, mucillagini, olio.
Coltivazione
Durata: annuale.
Preparazione del terreno: nel periodo estivo si effettua una aratura profonda durante la quale è opportuno procedere con la distribuzione di letame. Il terreno così lavorato viene poi sottoposto, nella primavera successiva, ad una lavorazione superficiale con contemporaneo interramento di concimi a base di azoto, fosforo e potassio (rispettivamente 0,5; 0,6-0,7; 0,6-0,7 q/ha).
Propagazione: gamica.

  • Semina: l'impianto viene eseguito esclusivamente attraverso una semina primaverile (marzo-aprile), utilizzando i semi più grandi, in quanto dotati di una maggiore capacità di germinazione. A seconda del tipo di terreno e della densità di coltura desiderata, possono essere impiegati dai 10 ai 40 kg di seme per ettaro. Occorre comunque tener presente che all'aumentare della densità dell'impianto il contenuto di olio essenziale decresce.

Sesti d'impianto: le file devono essere distanti 60-70 cm prevedendo degli scarti qualora le piante, una volta raggiunti i 10 cm di altezza, siano troppo fitte. La densità ottenibile varia quindi dalle 10 alle 12 piante per mq.
Concimazione: letamazioni (400-500 q/ha) da distribuire al momento della preparazione del letto di semina (estate) poiché, con notevoli quantità di concime si riduce, da un lato, la resa in olio (con concimazioni azotate) e dall'altro si ritarda l'epoca di emergenza delle piantine (con concimazioni a base di fosforo e potassio).
Lotta alle infestanti: 1-2 sarchiature in post-emergenza.
Interventi agronomici secondari: valutare l'esecuzione di rincalzature.
Irrigazione: procedere con interventi irrigui a partire dalla fase di post-emergenza fino alla fioritura, epoca in cui la specie è più sensibile agli stress idrici.
Raccolta e resa
Raccolta: va eseguita, per limitare le perdite meccaniche, a circa un mese dalla fioritura (agosto-settembre) quando i capolini, non completamente secchi, iniziano a scurirsi. Si utilizza una mietitrebbia e si interviene preferibilmente nelle prime ore della giornata, quando le piantine sono ancora umide.
Resa: quella in frutti può variare dai 5 ai 10 q/ha. L'olio essenziale contenuto nei semi, invece, è presente in percentuali che variano dal 2-6%. La produttività, sia quantitativa che qualitativa, in termini di olio essenziale non viene compromessa dagli interventi irrigui, ma viene condizionata notevolmente dalla densità dell'impianto e dalle concimazioni azotate.
Essiccazione e stagionatura
Essiccazione: piantine poste all'ombra, riunite in mazzi o eventualmente disposte in strati sottili su telai. Completata l'essiccazione, il materiale viene setacciato per separare i frutti dalle altre parti della pianta.
Prima della distillazione, al fine di velocizzarne i tempi e di aumentarne la resa, conviene sminuzzare il materiale.
Conservazione: per piccole quantità, in vasi di vetro o ceramica; diversamente in contenitori di PVC.
Avversità
Funghi: i frutti vengono danneggiati da Trichothecium roseum (Bull.) Lk.; le foglie da Plasmopara nivea (Ung.) Schroet. e Sclerotinia sclerotiorum de By.
Artropodi: i frutti sono attaccati dalle larve dei due lepidotteri Papilio machaon L. e Depressaria libanotidella Ricci. Inoltre il prodotto stoccato può essere attaccato dal coleottero Stegobium paniceum L.
Tecniche di estrazione
Distillazione in corrente di vapore per ottenere l'olio essenziale.
Storia e tradizioni
Plinio il Vecchio riteneva che l'anice avesse il potere di far dormire e di salvaguardare la giovinezza del viso.
Usi
In cucina si utilizzano le foglie per insaporire macedonie ed insalate; i semi possono essere invece impiegati per aromatizzare il pane ed i dolci o comunque salse, selvaggina e pesce in genere, si pensi alla rinomata zuppa francese Bouillabaisse. Sono molto richiesti da industrie estrattive, distillatorie e da produttori di bevande.

  • Infuso diuretico e digestivo: versare in un litro d'acqua 2 manciate di frutti precedentemente schiacciati, coprire e colare dopo 10 minuti. Berne una tazza calda dopo i pasti.
  • Tintura di frutti per calmare i dolori dell'intestino: lasciare macerare 20 grammi in 100 ml di alcool a 70° per 10 giorni. Prenderne da 10 a 20 gocce al giorno diluite in acqua o con dello zucchero.
  • Il liquore Anisetta, ricetta di Artusi: 50 g di anice ben lavata messi in 8 dl di alcool per 8 giorni durante i quali si deve agitare periodicamente. Successivamente si mette il tutto in un litro d'acqua in cui erano stati disciolti in precedenza 800 g di zucchero. Si filtra. Si può bere da subito, ma meglio attendere che siano trascorsi 3 o 4 mesi.
  • Uso diretto dei semi: fumarli allevia i problemi di asma.

Controindicazioni: l'assunzione di grandi quantità o l'uso prolungato possono causare fenomeni di fotosensibilizzazione (dovuto al contenuto in furocumarine).
Usi secondari: i semi messi in sacchetti con polvere di radici di giaggiolo, possono essere utilizzati per profumare la biancheria.