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ANGELICA

 
Angelica archangelica L.
Fam. Apiaceae

Portamento: pianta erbacea biennale o perenne, alta 100-200 cm con fusto leggermente tomentoso, rossiccio, striato, nodoso e ramoso-corimboso.
Foglie: alterne (10-15 cm x 5-8 cm) e glauche nella pagina inferiore. Sono bipennatosette con margine seghettato e dotate di una guaina avvolgente molto sviluppata.
Fiori: piccoli, bianco-verdognoli raccolti in ombrelle terminali di 20-30 raggi. Il calice è minuto e formato da 5 denti; la corolla ha 5 petali ellittici, interi ed acuminati. La fioritura avviene all'inizio dell'estate a partire dal secondo anno.
Frutto: diachenio ellittico (5-8 mm x 2 mm), provvisto di tre carene dorsali e con margine membranaceo.
Semi: il "peso di 1000 semi" è 2,8-3,2 g.
Apparato radicale: è fittonante, fusiforme, bianco internamente e bruno all'esterno.
Areale e diffusione: è originaria dell'Europa settentrionale e dell'Euroasia, attualmente si trova anche in Francia, Svizzera, Austria, Inghilterra ed Europa dell'est. Nella nostra penisola si rinviene raramente allo stato spontaneo; per lo più la si può incontrare in aree ristrette del centro sud ed in alcune zone prealpine ed alpine fino a 1900 m s.l.m.
Esigenze ecologiche: si trova principalmente in luoghi umidi, nei prati e lungo i corsi d'acqua. Preferisce terreni calcarei, leggeri, profondi e ricchi di sostanza organica, ma vegeta bene su quelli freschi ed all'occorrenza irrigabili, mentre non tollera i substrati argillosi. Se il suolo è sufficientemente umido può essere coltivata in pieno sole; nelle zone calde preferisce terreni a mezz'ombra.
Parti usate: radici, frutti, rizoma e fusti.
Proprietà: profumanti, amaro-aromatizzanti, toniche, stomachiche, digestive, carminative, stimolanti, eccitanti (stupefacenti ad alte dosi), diuretiche, diaforetiche, vulnerarie.
Forme d'uso: olio essenziale, tintura, estratto.
Impieghi: profumeria, liquoreria (vermouth, amari), gastronomia, pasticceria, fitoterapia (soprattutto uso sistemico come stomachico).
Sostanze contenute: l'olio essenziale di maggior qualità è contenuto nella radice (0,3-1%) e nei frutti (1%); tra i diversi componenti si ricordano: fellandrene, pinene, limonene, cariofillene, linalolo, borneolo, acetaldeide, mentadienilacetato, lattoni macrociclici, cumarine (ostenolo, ostolo e umbelliferone), acido clorogenico e caffeico, tannini, flavonoidi (arcangelone). Nei frutti sono contenute furocumarine (angelicina, imperatorina, bergaptene).
Coltivazione
Durata: 2 o 3 anni.
Preparazione del terreno: aratura profonda seguita da vangatura o erpicatura.
Propagazione: gamica.

  • Semina: devono essere utilizzati semi della stessa annata, per garantire una sufficiente percentuale di germinazione. L'impianto può essere eseguito a partire da semina diretta o trapianto di piantine prodotte in semenzaio. Nel primo caso deve essere effettuata a fine estate su file; i semi devono essere interrati molto superficialmente (5-10 mm). Fino alla fase dell'emergenza il terreno deve essere mantenuto sufficientemente umido. Nel secondo caso, i semenzai possono essere allestiti dalla primavera all'autunno.
  • Trapianto: deve essere eseguito quando le piantine hanno raggiunto un diametro al colletto di 5-15 mm, perciò in autunno o nella primavera successiva; in questo periodo occorre irrigare più volte fino al completo attecchimento.

Sesti d'impianto: semina diretta: file distanti 50 cm, con densità di 8 piante/mq. Trapianto: su file distanti 80 cm e 50 cm nell'interfila.
Concimazione: è molto esigente in azoto; si consiglia di distribuirne complessivamente 1-1,5 q/ha al momento dell'impianto e alla successiva ripresa vegetativa. Fosforo e potassio, vanno invece somministrati, in quantità pari a 1-1,2 q/ha, al momento delle lavorazioni complementari (erpicatura).
Lotta alle infestanti: sarchiature per limitare la competizione esercitata dalle infestanti ed allo stesso tempo per facilitare gli scambi idrici e gassosi.
Interventi agronomici secondari: occorre eseguire dei diradamenti se la densità dell'impianto è superiore a quella ideale.
Irrigazione: deve essere prevista nelle varie fasi di sviluppo della pianta a partire dal trapianto. Occorre intervenire soprattutto nei periodi siccitosi, specie se il terreno non è molto fresco.
Raccolta e resa
Raccolta: se l'impianto è volto alla produzione delle radici, può essere effettuata a partire dall'autunno del primo anno. In questo caso l'apparato radicale è meno lignificato e garantisce un prodotto qualitativamente migliore.
Se eseguita al secondo anno (settembre-ottobre), sono necessari interventi di cimatura da condurre durante la primavera, per evitare che la pianta fiorisca asportando elementi nutritivi all'apparato radicale.
Se la coltivazione è invece indirizzata alla produzione di semente, la raccolta deve essere fatta a partire dall'estate del secondo anno di impianto. Le ombrelle vanno colte quando il seme non è ancora completamente maturo e il colore inizia a virare dal verde al bruno.
Resa: il prodotto in termini di radici fresche varia tra i 100-150 q/ha (30-45 q/ha di sostanza secca). La resa in frutti è di circa 10 q/ha, quella di olio essenziale estratto dalle radici è dello 0,2-0,4% sul peso fresco (0,4-1% sul peso secco).
Essiccazione e conservazione
Essiccazione: le radici devono essere prima tagliate in più pezzi e disposte in essiccatoi (per l'avanzata stagione di raccolta). Sono ricche di acqua perciò si seccano con difficoltà e sono facilmente attaccate da muffe.
I frutti vengono essiccati al sole, quindi battuti per separarli dalle ombrelle ed infine setacciati per eliminare le parti estranee.
Conservazione: per piccole quantità, in vasi di vetro o ceramica; diversamente in contenitori di PVC.
Avversità
Funghi: le foglie vengono attaccate da Fusicladium depressum (Berk et Br.) Sacc. e Plasmopora nivea (Ung.) Schroet.; la ruggine causata da Puccinia bullata (Pers.) colpisce apparato fogliare e fusti.
Artropodi: i frutti vengono danneggiati dagli imenotteri Systole albipennis Walker. e Systole coriandri Gus.; le foglie possono essere parassitizzate dalle larve del dittero Philophylla heraclei L. Inoltre, le larve di alcuni lepidotteri del genere Ephestia, assieme al coleottero Stegobium paniceum L., colpiscono le radici immagazzinate.
Tecniche di estrazione
Distillazione in corrente di vapore per ottenere l'olio essenziale.

Storia e tradizioni
Era una pianta molto coltivata attorno ai monasteri ed il suo gradevole sapore ne faceva un rimedio assai piacevole. Dagli stessi monaci, per le sue virtù vere o presunte, fu denominata "Erba degli angeli" o "Angelica" o "Arcangelica". La leggenda vuole che sia stato proprio l'arcangelo Raffaele, apparso in sogno ad un monaco eremita, a far conoscere agli uomini questa pianta le cui proprietà erano vantate dagli antichi fino a ritenerla praticamente miracolosa.
L'antica legislazione scandinava proibiva ai contadini, quando cambiavano casa, di asportare dai campi e dai giardini le piante di angelica.
Per oltre un migliaio di anni è stata considerata un'erba magica e annoverata fra le "piante prottetrici". I contadini europei preparavano collane di foglie di angelica per proteggere i bambini dalle malattie e dagli incantesimi. Si riteneva che fosse l'unica erba non utilizzata dalle streghe e la sua presenza nel giardino o nella credenza della casa di una donna rappresentava una difesa contro le accuse di stregoneria.
Oltre alle virtù soprannaturali che le furono assegnate dai frati medievali, si credeva possedesse la capacità di garantire una lunga vita. A conferma di tale prodigiosa prerogativa si citava il fatto, ricordato dal Rispail, di un certo Annibale Camoux, morto a Marsiglia nel 1759 all'età di 121 anni, il quale riteneva che la sua eccezionale longevità derivasse dall'uso quotidiano di succhiare pezzi di radici di angelica.
Rientra nella composizione dell'Acqua di Melissa.
Usi
Steli e piccioli decorticati possono essere utilizzati in cucina, per produrre canditi. Frutti e radici vengono impiegati per aromatizzare liquori.

  • Infuso aperitivo, per facilitare l'emissione di gas gastro-intestinali e catarro: versare un pizzico di frammenti di radice in una tazza di acqua bollente; lasciar riposare per 30 minuti e colare. Prenderne al massimo 3 bicchierini al giorno.
  • Infuso diuretico e depurativo: 10 g di radice in 400 ml di acqua bollente. Lasciare riposare per 20 minuti.
  • Infuso per regolarizzare le mestruazioni: 5 g di foglie fresche in un litro d'acqua bollente. Lasciare riposare per 20 minuti. Berne 2 tazze al giorno la settimana che precede l'arrivo del ciclo.
  • Digestivo: far macerare per 10 giorni 30 g di radice in un litro di vino bianco.