 | Althaea officinalis L. Fam. Malvaceae | Portamento: pianta erbacea perenne con fusto eretto, robusto e poco ramificato che può arrivare a 120 cm di altezza; è ricoperto da peli densi che gli conferiscono un aspetto vellutato e biancastro. Foglie: alterne (5-8 cm x 3-5 cm), verdi-biancastre, picciolate, ovali, lobate, dentate e ricoperte da peli densi. Fiori: bianchi o rosa (diametro 3 cm), più raramente porporini, portati in gruppi di tre all'ascella delle foglie. Sono peduncolati, dotati di calice a cinque sepali e corolla a cinque petali con numerosi carpelli disposti in cerchio. Fiorisce in maggio-giugno. Frutto: poliachenio pubescente. Semi: a dischetto, di color bruno. Apparato radicale: la radice è fittonante, voluminosa, lunga e carnosa. Areale e diffusione: è diffusa in quasi tutta l'Europa e nell'Asia settentrionale. In Italia è più frequente al nord fino ai 300 m s.l.m. Esigenze ecologiche: cresce vicino ai fossati, in terreni umidi e particolarmente ricchi di elementi nutritivi. Necessita soprattutto di substrati freschi, leggeri, profondi, finemente lavorati e ben concimati. Sono indicati suoli particolarmente fertili e con medio contenuto di umidità; in quelli pesanti si ha difficoltà di coltivazione. E' una specie molto rustica e particolarmente resistente alle avversità atmosferiche, per cui non ha esigenze particolari in fatto di clima. Parti usate: radici, foglie e fiori. Le radici private della loro corteccia si presentano sotto forma di pezzi conici di color bianco, lunghi circa 15-20 cm e di 1-2 cm di diametro. Proprietà: emollienti, decongestionanti delle mucose gastrointestinali e delle vie respiratorie (espettorante e blando sedativo per la tosse). Forme d'uso: foglie e fiori si somministrano in infuso, le radici in decotto per gargarismi e lozioni. La polvere di altea è utilizzata come eccipiente nella preparazione di alcuni farmaci; l'infuso come veicolo per mitigarne l'azione irrigante. Impieghi: medicina popolare e liquoreria. Sostanze contenute: mucillagine (25-35%), amido, zuccheri, pectina, vitamina C, olio essenziale. Coltivazione Si può coltivare dopo il dissodamento di un prato o dopo la coltivazione di piante dotate di un apparato radicale ben sviluppato. E' esigente di azoto e viene fatta succedere a piantagioni che sono state abbondantemente concimate. La specie non deve tornare sullo stesso terreno prima che siano trascorsi 4-5 anni. Durata: 2-3 anni. Preparazione del terreno: profonda aratura autunnale con interramento di letame. In seguito si eseguono lavorazioni superficiali primaverili. Propagazione: gamica e agamica. Gamica - Semina: in semenzaio (in serra o tunnel) da marzo a maggio e preferibilmente in letti caldi. Occorrono 50 g di semi ogni 100 mq di semenzaio, dai quali si otterranno 5-6.000 piante. La semina diretta è sconsigliata.
- Trapianto: le piante vengono raccolte 2-3 settimane dopo e trapiantate in giugno, quando avranno raggiunto gli 8-10 cm di altezza.
Agamica - Moltiplicazione vegetativa: si basa sulla divisione delle radici o dei succhioni (in questo caso la coltura è annuale). Il rizoma viene raccolto in autunno, purchè le temperature non siano troppo rigide, dividendolo in più parti ciascuna con almeno una gemma. I succhioni radicali si raccolgono da piante molto vecchie, sempre in autunno. Il materiale (lungo 4-7 cm) viene poi posto in cassette di sabbia in luoghi riparati avendo cura di lasciar fuori le gemme.
- Trapianto: deve essere eseguito in primavera, quando i polloni sono germogliati.
Sesti d'impianto: per il notevole sviluppo vegetativo e radicale della specie, mantenere una distanza di 30-40 cm sulla fila e di 40-50 cm tra le file. Concimazione: prima dell'impianto va fatta una buona concimazione di fondo con circa 1 q/ha di azoto, 0,5 q/ha di fosforo, 1,4 q/ha di potassio (o 200 q/ha di composto di letame). Dopo il taglio autunnale è preferibile distribuire 200-300 hl/ha di liquame. Lotta alle infestanti: ripetute zappature, facendo attenzione a non danneggiare l'apparato radicale che cresce superficialmente. Interventi agronomici secondari: leggere rincalzature in primavera per proteggere le piante dalle gelate tardive e stimolare il successivo rigoglio vegetativo. Lo sviluppo delle radici è favorito dalle sarchiature. Irrigazione: è consigliata dopo il trapianto o la semina o in caso di estati particolarmente asciutte. Raccolta e resa Raccolta: i fiori tra luglio e settembre e le foglie nel periodo immediatamente successivo. Entrambi si raccolgono già dal primo anno, anche se questa operazione risulta dispendiosa per l'elevato costo in manodopera. Quella delle radici invece, deve essere fatta a partire dal secondo anno quando si ha un maggior contenuto di sostanze mucillaginose. Procedere con un taglio della parte aerea prima della raccolta che deve avvenire con tempo asciutto e senza gelo. Dopo essere state tagliate in pezzi lunghi 20 cm, si lavano e si liberano dalle radici fibrose e dalle estremità legnose. E' comunque preferibile tagliare tutta la parte aerea che viene falciata una sola volta l'anno quando è in piena fioritura (luglio o agosto). Resa: in termini di sostanza secca, quella in radici varia dai 10 ai 25 q/ha, quella in fiori si avvicina ai 4 q/ha, mentre le foglie arrivano ai 20 q/ha. Essiccazione e conservazione Essiccazione: le radici, perfettamente bianche, devono essere essiccate preferibilmente per via artificiale con una temperatura iniziale di 60 °C che in seguito scende a 35 °C. Non devono esserci parti legnose e sugherose. Le foglie e i fiori vengono essiccati all'ombra, in luogo areato. Conservazione: per piccole quantità, in vasi di vetro o ceramica al riparo dalla luce; diversamente in contenitori di PVC. Le radici devono essere tritate solo al momento dell'utilizzo. Avversità Funghi: le foglie possono essere attaccate da ruggine. Artropodi: le radici sono danneggiate da larve di coleotteri e dal ragnetto rosso del genere Tetranychus sp. (acari). Inoltre, se il terreno risulta particolarmente umido, possono manifestarsi marciumi radicali. Micromammiferi: l'arvicola terrestre (Arvicola terrestris L.) attacca l'apparato radicale. Storia e tradizioni Fu largamente usata dagli antichi. lI nome altea, che deriva dal greco, significa guarire. La sua prima descrizione è di Dìoscoride che la segnala come pianta molto utile sia per via interna che esterna. Intensamente coltivata negli orti delle ville e dei monasteri medievali. Secondo il Mattioli (XVI sec.): "É stato sperimentato, che pigliandosi una dramma e mezza del suo seme in polvere nel vino, rompe e tira fuori le pietre che si generano nelle reni, provoca l'orina e guarisce il dolore causato da quelle". Usi Viene impiegata in quantità limitate nelle bevande alcoliche ed analcoliche, in dolci, canditi, prodotti da forno e gelatine. - Infuso per infiammazioni della gola e dell'intestino: 2 g di radici in 100 ml di acqua bollente per 10 minuti. Bere 2-3 tazze al giorno, meglio se prima di coricarsi.
- Gargarismi: mettere 2-3 cucchiaini di radice o di foglie in una tazza d'acqua fredda e lasciar riposare per 6-8 ore. Riscaldare e fare frequenti gargarismi.
- Decotto per piaghe e foruncoli: far bollire in mezzo litro d'acqua due manciate di radici precedentemente sminuzzate.
- Decotto per gli occhi: far bollire per 10 minuti 30 g di radice in un litro d'acqua. Lavarsi gli occhi 2 volte al giorno.
- Sciroppo per catarro e tosse bronchiale, irritazione allo stomaco ed intestino, secrezioni mucose degli ureteri e della vescica e diarrea: fiori, zucchero ed acqua calda in parti uguali, cui va aggiunto un pizzico di fiori di viola mammola. Prenderne 1 cucchiaio ogni 2 ore.
- Uso diretto della radice: far masticare ai bambini radice di altea, privata della corteccia, per aiutare la dentizione come indicano le antiche tradizioni.
- Si possono fare bagni e pediluvi rinfrescanti e anticongestionanti con tutte le parti utili infuse nell'acqua.
Controindicazioni: i suoi principi attivi sono incompatibili con l'alcool di forte gradazione, con il tannino ed il ferro. Da evitare nei soggetti diabetici ed in trattamento con insulina o ipoglicemizzanti orali. Se assunta in alte dosi per tempo prolungato può causare nausea, vomito e disturbi gastrointestinali. Usi secondari: la corteccia possiede fibre gialle molto resistenti che possono essere impiegate per produrre legacci, tele e juta. |