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Sentiero Tematico Botanico

A piedi         Elevato interesse: flora 

    Il Sentiero Tematico Botanico è una proposta di visita a diversi siti, in località dei Colli Euganei, dove sono presenti presenze floristiche di rilievo all'interno delle formazioni vegetali.

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    Sito del Monte Calbarina, prossimità Vegro

    • Il "vegro" si sviluppa su terreno ricco di sfasciume calcareo e in passato, nelle stagioni di primavera e autunno, quando si manifestava la presenza di una lussureggiante vegetazione erbacea, veniva utilizzato principalmente come pascolo.
    • Nella stagione più calda appare invece come un prato arido, costretto ad una fase di relativo riposo vegetativo a causa della pendenza dei versanti, delle esposizioni prevalenti a sud, delle alte temperature e della siccità estiva cui è sottoposto.
    • Il "vegro" è caratterizzato dalla diffusa e dominante presenza di alcune graminacee xerofile: in particolare il Forasacco Eretto (Bromus erectus), il Paleo Rupestre (Brachypodium rupestre), il Paleo Alpino (Koeleria pyramidata) e dalla composita Assenzio Maschio (Artemisia alba).
    • In questi luoghi si può rinvenire la rara Ruta patavina (Haplophyllum patavinum), unica presenza per il territorio Italiano. La sua fioritura può essere ammirata, da un occhio attento, all'inizio dell'estate, solo nelle chiarie calcaree. Una grave minaccia alla sua sopravivenza è dovuto a un fungo parassita che impedisce la maturazione del seme facendolo abortire.
    • La presenza di numerose orchidacee, alcune frequenti e altre più rare e localizzate, arricchisce il corteggio floristico di questi ambienti, tra queste l'Orchidea Omiciattolo (Orchis simia), l'Orchidea Farfalla (Orchis papilionacea), il Barbone (Himantoglossum adriaticum) specie rara e per questo riconosciuta da proteggere a livello europeo, l'Orchidea maggiore (Orchis purpurea), la Vesparia (Ophrys apifera) e l'Ofride del Benaco (Ophrys benacensis).
    • La presenza di queste entità botaniche e la complessiva ricchezza di biodiversità nei vegri dei Colli Euganei hanno determinato il riconoscimento a livello europeo di questi come habitat prioritario di Rete Natura 2000, identificati con il codice habitat 6210 e denominati "formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia) con fioritura di orchidee".
    • Senza l'intervento dell'uomo per la manutenzione e conservazione dell'habitat, la tendenza naturale sarebbe quella dell'evoluzione prima verso il cespuglietto e successivamente alla formazione boschiva dell'ostrio-querceto termo-mesofilo.

    Isole in fiore sì, si trovano nel mare della vasta Angoscia. Fu ad una di esse che stamane giunse la mia barca dai delicati venti pilotata. Fra i monti Euganei mi trovai, e ascoltavo il peana che legioni di cornacchie alzavano al maestoso sorgere del sole.
    PERCY B. SHELLEY, Versi scritti fra i Colli Euganei.

    Sito del Monte Ceva, formazioni erbose rupicole

    • Il Monte Ceva è costituito da rocce vulcaniche effusive latitiche, che si ergono soprattutto verso la sommità con guglie e balze rocciose verticali. Questa conformazione, unita all'esposizione a sud, lo rende un habitat estremamente selettivo, la cui colonizzazione è consentita solo ad alcune specie particolarmente rustiche. In particolare tra le fenditure delle rocce si insedia una vegetazione di tipo "casmofita", formata principalmente da Crassulacee ascrivibili ai generi Sedum, Sempervivum e Opuntia.
    • L'ascesa alla sommità del Monte Ceva, in particolare nella prima settimana di giugno, ci regala uno spettacolo straordinario: il candore della Borracina bianca (Sedum album), il rosa del Semprevivo ragnateloso (Sempervivum arachnoiudeum) il giallo del Fico d'India nano (Opuntia humifusa) e il diffuso rossiccio tenue dell'Aglio di Sardegna (Allium sardoum) che contrastano con il grigio della Festuca solcata (Festuca rupicola) confortano la piccola fatica spesa e davvero allietano il cuore. Solo le alte vette dolomitiche possono offrire visioni così intense e appaganti.
    • Curiosa è la presenza diffusa di alcune piante grasse forestiere di origine sud americana che si sono perfettamente adattata a questo ambiente. Si tratta del Fico d'india nano (Opuntia humifusa) e del Fico d'india (Opuntia stricta) la cui diffusione è agevolata dalla facile radicazione delle sue foglie grasse qualora vengano a contatto col terreno.
    • A livello europeo l'habitat sommitale del Monte Ceva è indicato come prioritario e titolato come "Formazioni erbose rupicole calcicole o basofile dell'Alisso Sedion albi" (codice 6110). Nel nostro continente questa comunità vegetale degli Euganei si presenta come uno degli esempi più interessanti e meglio conservati.

    "Se solo potessi mostrarti il secondo Elicona che per te e per le Muse ho allestito nei Colli Euganei penso proprio che di lì non vorresti mai più andartene" Francesco Petrarca, Senili, XIX, lettera a Maggio di Parma (1369)

    Sito del Monte Fasolo, relitti glaciali

    • Nel versante esposto a nord del Monte Fasolo appare una specie arborea, comunissima a quote medio-elevate nei rilievi montuosi della nostra penisola, ma rara e localizzata nei Colli Euganei; si tratta del Faggio (Fagus sylvatica). Negli euganei questa essenza arborea ha trovato rifugio durante le ultime ere glaciali che hanno investito il Nord Europa. La presenza di questa specie alpina fino quasi al livello del mare è un esempio unico per la nostra penisola. Nel sottobosco compare quale altro relitto glaciale l'Epimedio alpino (Epimedium alpinum).
    • Nonostante la prevalenza del sedimento calcareo nei suoli del versante settentrionale non sia favorevole allo sviluppo dei boschi di Castagno (Castanea Sativa), questo vi compare ugualmente in alcune aree dove la matrice vulcanica emerge dall'orizzonte sedimentario. La coltivazione di questa specie si ritiene sia stata introdotta al tempo dei romani e ha da sempre rappresentato un' importante risorsa per l'economia degli euganei. Dal castagno si ricavano ancora oggi paleria per il sostegno di piante e la realizzazione di recinzioni, legna da ardere e frutti dai quali si può ricavare farina. Dalla sua copiosa e profumata fioritura di giugno, grazie all'operosità incessante delle api, si ricava un ottimo miele.
    • Il sottobosco di questo colle è caratterizzato dalla presenza dominante di Pungitopo (Ruscus aculeatus) e da altri arbusti quali Scotano (Cotynus coggygria), Corniolo maschio (Cornus mas), Cornetta dondolina (Coronilla emerus), Nocciolo (Corylus avellana) e Lantana (Viburnum lantana). Tra gli alberi compaiono Acero di monte (Acer pseudoplatanus) Carpino bianco (Carpinus betulus), Albero di Giuda (Cercis siliquastrum), Carpino nero (Ostrya carpinifolia) e Ciavardello (Sorbus torminalis).

    "I castagneti di che si vestono tratto tratto le pendici de' nostri Euganei, mi sembrano in verità i più belli di tutti: e m'intendo con ciò i più solenni i più romanzeschi. Sollevano i grossi tronchi ad incredibile altezza, spandono i rami con un disordine prodigioso, gettano un ombra rotta mutevole, varia; e chi guarda alle volte sublimi di quell'immenso frondeggiamento, si crede quasi di passeggiare sotto le arcate d'un tempio gotico. Passa intanto una striscia o cade un getto di luce: una brezzolina romita attraversa la via". G. Barbieri, Poscritto alla Veglia IX, da Opere, Padova (1821)

    Sito di Rocca Pendice

    • Il Monte Pendice si origina dall'emersione di un filone verticale vulcanico di roccia trachitica.
    • Il fianco scoperto e verticale della rupe deve la sua origine a un imponente filone di quarzo-trachite alcalina intrusosi 30-35 milioni di anni fa all'interno delle rocce sedimentarie. Quest' ultime sono di più antica genesi e si sono generate dal deposito di sedimento inorganico minerale e organico (molluschi e microplancton) sul fondale del mare presente dall'epoca del giurese superiore (160 milioni di anni fa) fino all'oligocene inferiore (36 milioni di anni fa).
    • Il particolare orientamento del rilievo da nord a sud opera un confine netto rispetto alla vegetazione presente. Alla base del versante orientale troviamo popolamenti di Castagno (Castanea sativa) con la relativa presenza di specie caratteristiche dell'habitat (codice habitat 9260) quali: Scrofularia gialla (Scrophularia vernalis), Bucaneve (Galanthus nivalis), Dente di cane (Erythronium dens-canis), Elleboro verde (Helleborus viridis).
    • La verticalità della rupe consente la presenza di vegetazione su alcune nicchie della parete di specie mesofile e microterme come il grazioso e raro Asplenio foresiaco (Asplenium foreziense), unico esempio di questa felcetta tipicamente tirrenica nell'Italia settentrionale. Oltre a questa rinveniamo altre felci come il Polipodio meridionale (Polypodium australe), il Polipodio sottile (Polypodium inerjectum) e l'Asplenio tricomane (Asplenium trichomanes). Su alcune fessure si localizzano delle crassulacee quali la Borracina bianca (Sedum album), la Borracina rupestre (Sedum rupestre) e il Semprevivo ragnateloso (Sempervivum arachnoideum).
    • Alla base del versante occidentale ritroviamo popolamenti di Robinia (Robinia pseudoacacia) una pianta molto competitiva e dotata di grande plasticità ecologica che si presenta come dominante rispetto alle altre specie arboree. Il suo sottobosco in effetti è povero di biodiversità e consente lo sviluppo solo di alcune graminacee e poche specie da fiore che appaiono in primavera quando manca ancora la copertura fogliare come il Ranuncolo comune (Ranunculus acris), il Ranuncolo bulboso (Ranunculus bulbosus) la Colombina cava (Cordalys cava), qualche raro Cipollaccio dei campi (Gagea villosa) e il Cipollaccio stellato (Gagea lutea). A ridosso delle rupi si trovano estesi insediamenti di Viola tricolore (Viola tricolor subsp. Tricolor), nelle nicchie di discontinuità della parete si sviluppano specie arboree o arbustive tipicamente meditteranee quali il Leccio (Quercus ilex), la Roverella (Quercus pubescens) l'Erica arborea (Erica arborea), il Corbezzolo (Arbutus unedo) e il Cisto femmina (Cistus salvifolius). Di particolare effetto è la fioritura tardo primaverile della Saponaria montana (Saponaria ocymoides), che arricchisce la parete grigiastra con i suoi numerosi e minuti fiori ricadenti di un caratteristico rosa pastello.
    • La Robinia (Robinia pseudoacacia) è una specie proveniente dall'America settentrionale e introdotta in europa nel 17° secolo alla corte del re di Francia Enrico IV come pianta ornamentale dal farmacista e botanico Jean Robin. A lui si deve il nome scientifico di Robinia. Questa specie si è poi diffusa in tutto il continente come infestante.

    «Sono salito su la più alta montagna: i venti imperversavano; io vedeva le querce ondeggiar sotto a' miei piedi; la selva fremeva come un mar burrascoso, e la valle ne rimbombava; su le rupi dell'erta sedeano le nuvole - nella terribile maestà della Natura la mia anima attonita e sbalordita ha dimenticato i suoi mali…»
    Ugo foscolo Ultime lettere di Jacopo Ortis 1802

    Sito del Monte Rua
    La dorsale del Monte Rua costituisce uno spartiacque naturale per la vegetazione che si presenta con caratteristiche totalmente diverse da un versante all'altro.
    Il pendio meridionale più assolato del Monte offre la possibilità di insediamento a una flora tipicamente Mediterranea con la copiosa presenza del Corbezzolo (Arbutus unedo), dell'Erica arborea (Erica arborea), del Leccio (Quercus ilex), della Roverella (Quercus pubescens), del Cisto femmina (Cistus salvifolius) e nel sottobosco diverse cariofillacee dai fiori profumati quali il Garofano dei certosini (Dianthus chartusianorum), il Garofano dei boschi (Dianthus monspessulanus) e la Saponaria montana (Saponaria ocymoides).
    Il versante settentrionale più fresco mostra la presenza quasi esclusiva di popolamenti di Castagno (Castanea sativa), assieme a Sambuco nero (Sambucus nigra), Carpino bianco (Carpinus betulus) e Nocciolo (Corylus avellana). Di notevole pregio è la presenza dei relitti glaciali Betulla bianca (Betula pendula), il piccolo arbusto Epimedio alpino (Epimedium alpinum) e il Faggio (Fagus sylvatica). In particolare quest' ultimo raggiunge la parte superiore del pendio e in questo contesto si compenetra straordinariamente con il confine più elevato della flora mediterranea presente nell'altro versante, in un connubio unico nel suo genere di vegetazione della costa marina e delle montagne alpine e prealpine.
    Nel sottobosco fresco di castagno, in alcune stazioni sottoposte a un costante percolamento umido, compare una delle specie più preziose del territorio euganeo: il Cipollaccio involucrato (Gagea spathacea). Di questa essenza si sono ritrovate le tracce da pochi anni; questa specie era scomparsa dal 1895, anno nel quale è stata segnalata per la prima volta dal botanico modenese Adriano Fiori. La sua importanza è messa in risalto dall'inserimento nella "Lista Rossa" che elenca le specie del territorio italiano a rischio di estinzione.
    Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà. (San Bernardo di Chiaravalle)

    Autori dei testi: Luca Vigato e Roberto Rizzieri Masin

    Cephalanthera longifolia
    Cephalanthera longifolia
    (foto di PR Colli Euganei)
     
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