Nei Colli Euganei è presente un numero sorprendente di specie vegetali
L’origine geologica dei terreni, la morfologia dei rilievi, responsabile di microclimi e biotopi contrastanti, l’isolamento da altri gruppi montuosi e le alterne vicende climatiche legate ai cicli glaciali, sono i principali artefici della grande diversificazione della flora euganea. Qui vivono, a stretto contatto, specie adattate al caldo e altre di carattere montano: percorrendo un giro attorno a uno dei tanti coni vulcanici, si osserva come, al variare dell’esposizione, vivano a stretto contatto vegetazioni d'ambiente caldo arido (termofile) accanto ad altre a carattere montano (microtermiche) o submontano.


La pseudomacchia mediterranea

Affine alla classica macchia mediterranea, caratterizza il distretto euganeo, ed è costituita da una vegetazione quasi impenetrabile di piante a basso fusto per lo più sempreverdi quali leccio, corbezzolo, erica arborea, cisto, terebinto, ginestra ed asparago pungente. Distribuita a macchia di leopardo, si sviluppa su terreni vulcanici rupestri, esposti a sud, assolati ed aridi. In alcune aree rupestri, presso il Monte Ceva di Battaglia, la Rocca di Monselice e l’Oratorio di S. Antonio abate sul Monte Madonna, troviamo il fico d’india nano (Opuntia humifusa), vero e proprio cactus in miniatura, originario degli altipiani rocciosi dell’America centrale.


Il bosco di castagno

Si sviluppa nei versanti vulcanici rivolti preferibilmente a nord, su terreno siliceo, fresco e profondo. Il sottobosco, normalmente ricco di humus e relativamente umido, presenta numerose specie erbacee a fioritura precoce quali: bucaneve, dente di cane, elleboro, anemone fegatella, aglio orsino, sigillo di Salomone, narciso, mirtillo nero, o i rari e preziosi gigli martagone e di S. Giovanni; incantevoli tracce di flora alpina, quasi impensabili in un ambiente collinare così profondamente condizionato dalla millenaria presenza dell'uomo. Sono presenti, piuttosto localizzati, maggiociondolo, fior d'arancio, sorbo montano faggio e qualche betulla.

 
 Il bosco di quercia

Occupa parte dei versanti esposti a mezzogiorno, su terreno poco profondo e asciutto, ben riscaldato povero o degradato, di preferenza calcareo, pur non mancando nei distretti silicei. Il querceto, di aspetto aperto e luminoso, presenta frequenti radure vivacizzate da una varia mescolanza di specie erbacee d'ambiente arido. Si presenta come una boscaglia mista; alla roverella dominante si affiancano: carpino nero, orniello, albero di Giuda, bagolaro, ciavardello e, tra i cespugli, lo scotano le cui foglie in autunno accendono i colli di infinite sfumature. Nel sottobosco, abbastanza soffice e ricco di humus compaiono: pungitopo, biancospino, ginepro, ligustro, erica, madresilva. Meno esteso del castagneto attualmente il bosco di querce termofile occupa le zone meno frequentate e più intatte dal punto di vista naturalistico.

I prati aridi (vegri)

Presenti soprattutto nella zona meridionale dei Colli, su gran parte delle ondulazioni calcaree, tra Arquà Petrarca, Valle S. Giorgio e Baone, questi prati derivano dall’abbandono di coltivi e pascoli poco produttivi, e vengono chiamati “vegri”. In continua evoluzione verso la ricostituzione della boscaglia originaria, sono costituiti da specie erbacee amanti del secco, soprattutto graminacee, composite spinose e leguminose, mentre le aree abbandonate da più tempo e talvolta con un terreno molto arido, ospitano sparsi cespugli dal carattere rustico e pioniero, come biancospino, pruno spinoso, rosa canina, ginepro, viburno, ginestra, che preparano il terreno all’arrivo di roverella, carpino nero e orniello.

Poche e preziose sono le stazioni di Ruta patavina (Haplophyllum patavinum), la specie più importante del patrimonio floristico euganeo; oltre venti sono le specie di orchidee spontanee dalle forme suggestive e bizzarre, tra cui l’orchidea farfalla, la vesparia, la maggiore, la scimmia, il barbone, la manina rosa e il fior di legna.

 

Boscaglia di Robinia

La robinia è pianta estranea alla flora europea; originaria della costa orientale del nord America, importata agli inizi del ‘600 come specie ornamentale. La sua rapida diffusione le ha permesso di conquistare un’ampia parte di territorio a scapito dei boschi originali. Una delle cause di questo è l’eccessivo sfruttamento del territorio e l’abbandono dei terreni coltivati, nei quali la robinia si è insediata con la velocità delle infestanti, formando in breve tempo boscaglie piuttosto monotone, con pochissime altre piante arboree e cespugli, tra i quali sambuco e altre specie che tipicamente segnano il degrado, come rovi e vitalba. Il sottobosco, altrettanto povero, vede la crescita di aglio orsino, anemone bianca, viola, lampascione, gigaro ed elleboro.