ABBAZIA DI PRAGLIA

Via Abbazia, 7 - Praglia Teolo

Il nome dell'Abbazia di Praglia deriva dal latino "pratolea" che significa prato in riferimento ai vasti prati che circondano il monastero. Intorno al 1100 il conte Maltraverso di Montebello, nobile padovano, creò una fondazione signorile dando inizio alla storia dell'Abbazia; nel corso del Medioevo il centro ecclesiastico fu un caposaldo dell'ordine dei Benedettini ed essendo tuttora abitata dai monaci, il complesso non è completamente visitabile. La sua struttura si articola in una serie di chiostri quadrangolari ai quali si affiancano il Refettorio monumentale, il Refettorio ordinario, la basilica e la prestigiosa biblioteca antica che fu costruita in seguito alla riedificazione del monastero avvenuta nel 1400. Il patrimonio librario è costituito da circa centomila volumi con molte opere rare, restaurate nel famoso laboratorio del libro diretto e condotto dagli stessi monaci.

Informazioni utili: sito ufficiale dell'Abbazia

 

 

EREMO DI S.MARIA ANNUNZIATA DEL MONTE RUA
Fondato dai Camaldolesi a quota 416 m. slm. (i documenti riportano la presenza nel 1335 di due eremiti della comunità camaldolese di S. Mattia di Murano), ospita alcuni padri di quest’ordine, che segue la Regola di S. Romualdo, un benedettino nato a Ravenna nel 950 d.C.. In origine costruito in legno, nel XVI sec. fu riedificato completamente in pietra e s’inserisce con straordinaria sapienza nell’ambiente circostante. La cinta muraria di clausura chiude tra le sue robuste mura quattordici celle simili a piccole casette composte da una camera per il riposo e lo studio, una cappella con altare, un bagno e una legnaia; all’esterno ogni cella ha un piccolo orto recintato da un muro. La chiesa, costruita nel 1542, è a navata unica con cappelle laterali, coro ligneo e decorazione molto semplice. L’eremo è separato dalla foresteria da una bella cancellata di ferro eretta nel 1550 dalla famiglia Contarini. Nonostante la rigidità della clausura, durante determinati periodi dell’anno, ai monaci è permesso ricevere visite di parenti e passeggiare nei dintorni dell’eremo. Per maggiori informazioni: 049/5211041.

 

 

MONASTERO DI SAN DANIELE

Via San Daniele, 50 - Abano Terme

Il Monastero di S. Daniele fu costruito dai signori da Montagnone, di origine longobarda, per i Monaci Benedettini tra il 1076 e il 1078. Alla metà del XV secolo passò ai Canonici Regolari del SS. Salvatore di Venezia, che restaurarono il complesso, fino al 1771 quando il monastero fu soppresso, a causa di un decreto della Repubblica Veneziana, e messo in vendita. Acquistato dall'avvocato Federico Todeschini di Venezia che lo diede in dote alla figlia nel 1832, il monastero fu in parte trasformato in Villa Castello. Dal 1958 è proprietà delle Monache Benedettine, profughe da Fiume, che ridiedero l'antico splendore mediante numerosi restauri conservativi.

Informazioni utili: sito ufficiale del Monastero

 

 

ABBAZIA DI MONTEORTONE

Via Santuario, 63 - Abano Terme

“Summa dell’architettura monastica non benedettina di stile quattrocentesco” (F. A. Barcaro), il Santuario di Monteortone è monumento nazionale.

Il Santuario della Madonna della Salute eretto nel 1428 sul luogo del rinvenimento di una miracolosa immagine della Madonna celata nelle acque di una fonte termale, ancora oggi segnalata a destra della facciata da una statua in pietra della Vergine.

La chiesa è a croce latina, con tre navate absidate e campanile del XV secolo. L’antico convento, nato come Monastero Agostiniano nel XV secolo a sinistra del Santuario, è oggi proprietà dei Salesiani ed è adibito ad albergo termale.

Sul retro della Chiesa ha inizio il sentiero di Monte Ortone realizzato dall'Ente Parco Regionale dei Colli Euganei.

Informazioni utili: sito Parrocchia di Monteortone

 

 

SANTUARIO DEL MONTE MADONNA

Situato sulla cima del Colle, si trova il suggestivo santuario dedicato alla Madonna del Monte, la cui esistenza è attestata a partire dal 1253. Il complesso monastico è costituito da una chiesetta di struttura molto semplice che conserva una statua trecentesca della Vergine e da un piccolo monastero benedettino dipendente dall’Abbazia di Praglia. Antica meta di pellegrinaggi, è sicuramente uno dei più antichi centri di devozione mariana della diocesi di Padova.

Informazioni utili: sito del Santuario

 

 

 
ORATORIO DI SANT'ANTONIO ABATE
L'Oratorio di S. Antonio Abate, situato nel versante sud del Monte della Madonna, è raggiungibile percorrendo un facile sentiero dal Passo Fiorine. L'edificio in stile romanico (XIV sec.) è il risultato di un complesso più ampio che comprendeva una chiesa di dimensioni maggiori di cui è riconoscibile, presso il campanile, la base dell’abside. L’oratorio, recentemente restaurato, e un tratto di muro sono tutto ciò che rimane dell’antico monastero. Un testamento del 1215 documenta la presenza fino alla prima metà del XIV sec. di una comunità monastica della Congregazione Benedettina degli Albi. Nel 1405 il monastero viene unito a quello padovano di Ognissanti e, dagli inizi del ‘600, all’Abbazia di Praglia. Uno degli aspetti più significativi del sito è la presenza, presso la chiesetta, di una piccola cavità naturale scavata nel monte. All’interno di questa sgorga una sorgente che rende la grotta luogo ideale per gli eremiti. Tra l’VIII e il IX sec. viene scelta anche da Santa Felicita, le cui spoglie sono conservate nella Basilica di Santa Giustina a Padova, presso l’altare ad essa dedicato.
 
 
 
 
RUDERI DEL MONASTERO DEGLI OLIVETANI SUL MONTE VENDA

Un testamento del 1197 fa cenno a una donazione a quelli del Venda e documenta la presenza di un insediamento religioso presso la cima del Colle più alto. Il primo monaco che si ritirò in questo luogo fu Adamo di Torreglia che visse fino al 1160 all’interno di una grotta situata sulla cima. Nel 1209 Stefano, ex priore di Santa Giustina, e frate Alberico edificarono due piccole chiese dedicate a S. Michele Arcangelo e a S. Giovanni Battista e dal 1229 il piccolo eremo diventò un vero e proprio monastero sotto la Regola di San Benedetto. I lasciti dei nobili Maltraversi di Castelnuovo e, in seguito, della famiglia dei Carraresi crebbero la sua importanza e al posto delle prime due chiese se ne edificò una più imponente dedicata a S. Giovanni Battista. Nel 1380 fu affidato alla congregazione degli Olivetani, ordine aristocratico e abili pittori ed intagliatori di legno. La chiesa, ad unica navata rettangolare e possente campanile, aveva un altare, un coro in legno lavorato, un presbiterio con lesene in trachite scolpita e, sotto l’altare maggiore, la cripta dedicata alla Madonna. Il monastero d’impianto possente e austero era articolato in corridoi, celle, magazzini, chiostro e orti. Dopo un lungo periodo sereno durato fino al 1771, la Repubblica di Venezia soppresse il monastero, trasferì i monaci e mise all’asta il cenobio e i possedimenti che furono acquistati dalla famiglia Erizzo. Il complesso monumentale diventò rifugio di pastori e andò inevitabilmente in rovina.

 

 

RUDERI DEGLI ANTICHI MONASTERI DEL MONTE ORBIESO

L'antica mulattiera storicamente chiamata Strada Fonda segue il naturale crinale del Monte Orbieso per collegare due antichi complessi monastici. I resti del primo che si incontrano, effettuando una breve deviazione all’inizio della lunga costolatura del Monte Orbieso, appartengono al Priorato di S. Eusebio. Sorto nello stesso luogo dell’antica chiesa che fino alla fine del XII sec. fu la pieve della valle, era di proprietà dei monaci di Praglia. Da antiche mappe è possibile risalire alla struttura originaria: vi era una piccola chiesa con portale, rosone e campanile con alta guglia, alla quale era addossato un sistema di edifici, un edificio monastico, la corte con il pozzo e la fabbrica rustica. Con la soppressione dei monasteri, il priorato venne privatizzato ed attualmente si trova in stato di completa rovina. Al vertice opposto della Strada Fonda, si trovava il monastero di S. Maria Annunziata, collegato ad occidente da un breve tragitto al pianoro di Steogarda, dove si snodava una strada alta che collegava Faedo a Galzignano. Sorto nel 1233 sulla cima del Monte Orbieso questo modesto cenobio, vide alterne vicende; in seguito alla crisi interna dell’ordine benedettino il complesso passò ai monaci Camaldolesi. Nel 1458 fu unito al monastero di S. Michele di Murano e intorno al 1770 venne soppresso per volere della Repubblica di Venezia e trasformato in fattoria. Oggi il monastero è in rovina, ma le strutture rimanenti testimoniano ancora l’antica nobiltà del sito; l’intero complesso era circondato da un doppio muro di cinta per proteggere la clausura e aveva al suo interno la cisterna per l’acqua piovana, un portico con arco per accogliere gli ospiti che salivano dalla valle e, dalla parte opposta, un secondo ingresso che dava sui campi posti nei pianori ad occidente del monastero; annessa al portico l’antica chiesetta.