SITI ARCHEOLOGICI NEL TERRITORIO DEL PARCO

Uno dei siti archeologici più interessanti e antichi dei Colli Euganei è quello neolitico recentemente studiato presso Castelnuovo di Teolo.

Presso il laghetto della Costa, sito di grande interesse naturalistico-ecologico, sono interessanti i ritrovamenti di reperti archeologici che testimoniano la presenza di insediamenti palafitticoli risalenti all’Età del Bronzo; si trattava di villaggi stabili ad economia prevalmentemente basata su agricoltura e allevamento. Recentemente presso il sito è stato posizionato un pannello descrittivo sui reperti, che sono conservati presso il Museo Nazionale Atestino di Este.

Scavi archeologici importanti si trovano a Este (età pre-romana) e a Montegrotto Terme, dove sono visibili le terme romane e altre strutture in via Neroniane. Si tratta di testimonianze vive ed ancora oggi visibili del ruolo che Montegrotto Terme ha avuto in epoca romana come stazione termale, riportati alla luce grazie agli scavi effettuati verso la fine del '700 e, più recentemente, nel 1960. Essi sono parte di un ampio complesso termale della seconda metà del I secolo a.c. che prevedeva oltre a spazi adibiti a cura anche luoghi di svago, intrattenimento e riposo.

 

IL BUSO DELLA CASARA - VALNOGAREDO

 

Antica conduttura idraulica di epoca romana che, costituito da oltre 100 metri di cunicoli scavati nella roccia per raccogliere l'acqua di cinque polle; esso era collegato a un condotto in cilindri di trachite che riforniva d'acqua il territorio estense. Ancora oggi integro, il sito è valorizzato da pannelli illustrativi che spiegano il funzionamento del sistema; è sempre accessibile per visita esterna.

 

 

PARCO ARCHEOLOGICO SUL COLLE DELLA ROCCA, MONSELICE

Percorso storico-museale che comprende i resti della presenza longobarda e la mostra permanente del periodo Ezzeliniano e Carrarese. Gli interventi di recupero delle antiche fortificazioni sommitali, databili tra il XII ed il XIV sec., hanno permesso di portare alla luce edifici residenziali, cortine murarie merlate e l'abside dell'antica Pieve di Santa Giustina, fatta abbattere da Federico II di Svevia nella prima meta' del XIII sec. per far erigere l'attuale torrione. All'interno del Mastio sono esposti i reperti archeologici formati da vasellame, vari arnesi metallici e oggetti in argento.

Informazioni generali: sito ufficiale del Castello di Monselice

 

 

CA' MARCELLO O CASTELLO CINI, MONSELICE

Monselice - Via del Santuario, 11

Il Castello di Monselice e' un complesso di edifici che si compone di quattro nuclei principali. La parte piu' antica e' il Castelletto con l'annessa Casa Romanica, edificati tra l'XI e il XII secolo. La Torre di Ezzelino e' un edificio massiccio del XIII secolo collegato agli altri edifici esistenti per mezzo del rinascimentale Palazzo Marcello del XV secolo. Nel 1935 il conte Vittorio Cini, ereditando il castello, avvia un radicale restauro di tutto il complesso degli edifici introducendo all'interno una vastissima collezione di armi, tavoli, sedie, quadri, arazzi, letti, soprammobili, attrezzi da cucina medievali e rinascimentali. Il tutto e' inserito in una magica atmosfera, come se per incanto dovessero riapparire gli antichi abitanti di questi luoghi, dal Medioevo al Rinascimento, per riprenderne possesso e riviverci le gesta eroiche o quotidiane delle loro epoche. Dal 1981 il complesso e' passato in proprieta' alla Regione Veneto ed e' gestito dalla Societa "Rocca di Monselice srl".

Informazioni generali:  sito ufficiale del castello

 

CASTELLO DI SAN MARTINO DELLA VANEZA

Via San Martino, 23 - Cervarese S. Croce

Il Castello di San Martino della Vaneza è sorto lungo l'antichissima via fluviale del Bacchiglione come avamposto di difesa militare al confine tra il territorio padovano e vicentino, acquisendo da subito grande importanza sia dal punto di vista strategico che mercantile; la possente torre, parte più antica dell'intero complesso, risale al XII secolo. Risparmiato dalle devastazioni perpetrate da Ezzelino da Romano dal 1324 fu di proprietà della signoria dei Carraresi. Dopo il 1405 sotto la dominazione della Serenissima fu trasformato in porto fluviale; nel 1489 la famiglia veneziana Vendramin ne divenne proprietaria. Oggetto di ulteriori manomissioni nel 1930 fu acquisito dai conti Papafava, discendenti dei Carraresi, e fu suddiviso in abitazioni coloniche, dove, fino a non molti anni fa, vivevano tredici famiglie. Attualmente il castello è di proprietà della Provincia di Padova e dal 1995 ospita il Museo del Fiume Bacchiglione, che raccoglie interessanti reperti archeologici dell'Età del Bronzo, del Ferro e di epoca romana, le famose "piroghe" e pregevoli ceramiche medievali.

Informazioni generali: sito dei musei provinciali dei Colli Euganei

 

CINTA MURARIA DEL CASTELLO MARCHIONALE DI ESTE

Il Castello di Este venne costruito nel 1050 da Azzo II che, dalla città, assunse poi il nome di Estense per tutta la sua famiglia. Nel 1339, gli Estensi si trasferirono a Ferrara, lasciando il castello ai Carraresi di Padova, che lo sfruttarono come posizione strategica della città per meglio difendersi dagli Scaligeri e dai Visconti. Dell’originale struttura, rimane oggi solo la cinta muraria, per un perimetro di oltre mille metri, dalla quale si innalzano dodici torri separate dalle cortine a merlatura guelfa, oltre a due imponenti mastii: uno è chiamato Castelletto del Soccorso, sul lato orientale; l’altro, nel punto più elevato, domina l’intero centro storico. All’interno della cinta si trova un giardino pubblico all’italiana, impreziosito da statue settecentesche rappresentanti divinità mitologiche. Le mura inglobano anche Palazzo Mocenigo (XVI sec.), ora sede del Museo Nazionale Atestino.

 

CASTELLO DI VALBONA

Via Castello, 2 - Lozzo Atestino

Il Castello di Valbona, edificato per la difesa dei conti Lozzo, può essere considerato un punto di riferimento obbligatorio per le guerre che in quegli anni opponevano Padovani, Scaligeri, Estensi e Vicentini. Distrutto due volte, nel 1231 e nel 1313, per l'importanza strategica del territorio viene sempre riedificato. Nel 1318 l’edificio passa alla signoria dei Carraresi, come testimoniano le insegne sul portone d’ingresso, e successivamente, nel 1405, alla Repubblica di Venezia. Durante la dominazione veneziana il castello perde le sue funzioni strategico-militari, restando però un posto di osservazione e di controllo. La cinta muraria di forma rettangolare, costruita in pietra naturale dei Colli e frammezzata a mattoni, possiede un piccolo torrione pentagonale ad ogni angolo e uno quadrato nelle due cortine più lunghe mentre al centro sorge un mastio che controlla l'intero castello.

Informazioni generali: sito ufficiale dei musei del territorio padovano

 

RUDERI FORTIFICAZIONE DEL MONTE CECILIA, BAONE

Il castello di Baone era a guardia dell’accesso orientale della città di Este, dall’altro lato s’innalzava il castello sulla cima del Monte Cero che controllava la via che collegava Este, Cinto e Lozzo e in posizione centrale la fortificazione di Calaone a protezione della città.

La famiglia da Baone, proprietaria del feudo rurale, era originaria di Padova e nel 1183 cedettero a Obizzo marchese d’Este il castrum Baonis e la signoria territoriale.

La vicenda del castello di Baone è strettamente legata alle alterne sorti del castello di Este, il centro politico da cui i marchesi esercitavano la loro autorità.

Costruito in pietra di trachite vi era all’interno un camminamento, una o più porte con serratura e chiave e un’imponente torre che serviva anche come dimora per il signore e che si trovava al centro di un “larghissimo spazio di terreno tutto ripieno di viti” ai limiti del quale vi erano “in diversi lochi li muri del castello quali erano assai grandi”

Presso la Biblioteca Civica di Padova si conserva un manoscritto di autore ignoto (probabilmente l’estense Biasio Lombardo) dal titolo “Marmi, sepolture, vasi, statue, idoli, lumi eterni, lacrimarii et altre antichità atestine” databile alla seconda metà del XVII sec. che offre un contributo molto prezioso per lo studio della storia e l’archeologia del territorio di Baone. In particolare il ricercatore si sofferma sulle rovine del castello medievale e sull’antica chiesa di S. Fidenzio e la descrizione del sito evidenzia che a metà del ‘600 era completamente distrutto e lo spazio, un tempo delimitato dalla cinta muraria, fu trasformato in vigneto.

cc. 12-13 “Monte di Baone”:

“Il Monte di Baone ha un castello nella sommità distrutto et ancora vi si vede un grosso muro in piedi, di larghezza piedi 5, qual era della torre che sta nella somità,.la qual ha dentro ancora alcuni compartimenti di muro nel modo infrascritto et è come il disegno in piato (SPAZIO PER DISEGNO)

Castello distrutto di Baon

Et il muro roto che si vede è come segue (SPAZIO PER DISEGNO)

Chiesa di Baon vecchia

Sotto poi vi è una chiesa la qual era la cattedrale ma avendo gli abitanti per loro comodo fabbricatane un'altra, al basso dove ora sono le case, al presente non vanno se non il S. Natale i popoli processionalmente di sopra, nel rimanente non è ofiziata ma resta alla custodia d’un eremita che sta in una casetta vicina alla chiesa.

Vi è un campanile dentro del quale vi è un marmo rotto scritto antico nel fondamento che tocca terra, ma dalla parte e sopra la scala dell’eremo un altro marmo rotto con lettere e nel muro della casa di altri marmi scritti rotti, et un grande intiero nella caneva et un segno di ceneri rotto, et in un muro una statua in piedi rotta dal mezzo in su, messa distesa nel muro.

Questo era un castello e terra popolatissimo anticamente come si vede dai marmi antichi che vi si ritrovano come ne parlano le historie, et il romito che vi è al presente ha detto a me, e l’attesto con mio giuramento, che nel fabbricar una stanza per comodo della chiesa ha fatto metter nei fondamenti una grandissima quantità di marmi scritti di diverse sorte, cosa da me intesa con gran dispiacere.

Nota:

devesi vedere e dimandare a nome di qual santo è eretta essa chiesa sul Monte di Baone.”

 

RUDERI FORTIFICAZIONE DEL MONTE CINTO

I Colli Euganei, per la loro classica forma conica e la posizione dominante sulla pianura, furono costellati di insediamenti religiosi e fortificazioni militari.

Sulla cima del monte, invisibili dalla pianura e nascoste tra gli alberi e il sottobosco, restano le rovine di un’antica fortificazione. Il castello, di forma ovale e di piccole dimensioni era completato da una cinta muraria e, nella parte meridionale, da un contrafforte. Inserito, probabilmente, in un sistema di fortificazioni e collegato ad un secondo castello costruito dove oggi sorge la chiesa di Cinto Euganeo, ebbe un’importante funzione strategica di controllo sugli accessi dalla pianura all’area occidentale dei Colli. Già esistente nell’anno 1000, come testimonia un documento scritto dallo storico padovano Gloria, il castello tra il XII e il XIII sec. fu di proprietà della famiglia De Lendinara. Occupato da Ezzelino da Romano, nel 1275 passò sotto il controllo del Comune di Padova e venne presidiato da una piccola guarnigione di 7 soldati, mantenuti dagli abitanti dei paesi sottostanti di Cinto, Cornoleda, Valle San Giorgio e Rusta. Nel XIV sec. i Carraresi presero possesso delle fortificazioni di Cinto, Lozzo e Valbona per scongiurare gli attacchi da parte degli Scaligeri su tutta la fascia sud occidentale dei Colli. Sotto la dominazione della Repubblica Veneziana, tra il XV e XVI sec., il castello perse la sua funzione strategica e, a causa della sua posizione isolata ed impervia, venne abbandonato.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, i soldati tedeschi costruirono nell’area alcune trincee, visibili in parte appena sotto la cima, ed utilizzarono le murature come postazione antiaerea. Un aspetto curioso è dato dalla presenza, al centro dell’ovale di cinta, di un antico mortaio in pietra, perfettamente conservato e forse utilizzato all’epoca del brigantaggio per la produzione della polvere da sparo.

 

RUDERI CASTELLO DI SPERONELLA A ROCCA PENDICE, TEOLO

Di incerte origini, la fortificazione i cui resti sono ancora oggi ben visibili presso la sommità di Rocca Pendice è quella che più a lungo mantenne la sua funzione militare. Intorno alla metà del XII sec., il Vescovo di Padova cedette la struttura all'imperatore Federico Barbarossa che, tuttavia, la restituì al vescovo padovano pochi anni dopo. Secondo la leggenda, sarebbe stata qui imprigionata Speronella Dalesmanini, assunta a simbolo della libertà comunale. In seguito passo ai Carraresi, che la utilizzarono come prigione, e ai Veneziani. Persa la sua funzione militare, venne riadattata dalla famiglia Orologio come luogo di villeggiatura.